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TRABOCCHI ABRUZZESI - LA STORIA D'ABRUZZO

Trabocchi Trabocchi

Redazione-  Il trabocco è una "macchina da pesca", composta da un complesso sistema di nodi, incastri, reti e legni che dà vita a strutture diventate parte integrante del territorio costiero abruzzese. Simboli di una pesca non invasiva e a basso impatto ambientale, i trabocchi erano strutture utilizzate dai locali che qui tiravano su dal mare reti piene delle più diverse varietà di pesci. Testimonianza di un mestiere antico e della capacità di adattamento dell’uomo, in un territorio, caratterizzato da molte rocce, geograficamente non favorevole.Strutture più o meno grandi che emergono dal mare, alcune anche a decine di metri da terra dove l’acqua è profonda almeno 6 metri, ridisegnando la geografia di questo tratto di litorale abruzzese, ma non solo. Anche nelle basse Marche e nell’alta Puglia non è raro trovare queste macchine da pesca, presenti pure su alcune coste della Francia (dove si chiamano pêcherie).Costruzioni di legno che non deturpano anzi identificano questo tratto di costa unico e riconoscibile proprio grazie alla loro presenza. Strutture esili che sembrano attendere invano di arrendersi alla forza delle onde. Protesi artificiali perennemente in bilico, fragili ma incapaci di spezzarsi, come dei nonni che ammirano estasiati il mare.I trabocchi sono così identitari che hanno dato il nome a questo tratto di Abruzzo compreso tra il verde della vegetazione e l’azzurro del mare. La Costa dei Trabocchi, per l'appunto, si estende per una cinquantina di chilometri (dei 150 totali di costa regionale) tra Ortona e Vasto, caratterizzata dalla presenza di 23 di queste costruzioni sopravvissute, ora su spiagge sabbiose ora rocciose, fino ai nostri giorni. Tante sono andate distrutte dall’impassibile trascorrere del tempo, che non perdona nemmeno strutture così affascinanti e ricche di storia.Altre danneggiate dalle mareggiate sono state però recuperate, ristrutturate e convertite in caratteristici ristoranti dove mangiare letteralmente sul mare, cullati dalle onde pochi centimetri sotto i piedi. Nel corso delle ultime decadi la Costa dei Trabocchi è diventata meta ambìta di molti turisti, foodies, un must to go per tanti gastronauti attratti dall’idea di consumare un pasto (rigorosamente a base di pesce, tra fritture, brodetti e insalate di mare) su una struttura così affascinante, senza tempo e che non conosce età.Nel corso dei secoli queste strutture hanno anche catturato l’immaginario e la fantasia di molti artisti, tra cui il pescarese Gabriele D’Annunzio, che li soprannominò "ragni colossali". È forse proprio il Vate che è riuscito a descriverli nella loro essenza più intrinseca e affascinante:

“La macchina pareva vivere d'armonia propria, avere un'aria ed un'effige di corpo animato. Il legno esposto per anni e anni al sole, alla pioggia, alla raffica, mostrava tutte le fibre, metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi”, il suo passaggio nel libro “Il trionfo della morte”, datato 1894.

Ultima modifica ilMartedì, 05 Marzo 2024 20:07

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