IL SERVIZIO SOCIALE NELLE POLITICHE DI GENDER MAINSTREAMING(PRIMA PARTE)
- Scritto da Silvana Di Filippo
- Pubblicato in CULTURA
- 0 commenti
Redazione-Le politiche di pari opportunità fra uomini e donne sono un insieme di interventi delle istituzioni che, attraverso tutte le agenzie educative, agiscono in toto, in una logica di rete sociosanitaria il cui scopo è finalizzato ad eliminare gli ostacoli alla partecipazione politica, economica e sociale dovuti all'appartenere a uno dei due sessi. Esse partono quindi dal presupposto di una diseguaglianza esistente, a svantaggio delle donne, che deve essere superata con strumenti normativi e di controllo e con iniziative di riequilibrio di opportunità e poteri. Proprio in considerazione dell’aumento delle varie forme di violenza nella società attuale, il servizio sociale deve mettere in campo una prevenzione costante attraverso progetti di prevenzione e contrasto alle violenze di genere con il coinvolgimento delle scuole, dei docenti, delle famiglie e degli alunni diffondendo la conoscenza delle principali modalità comunicative e relazionali nonché i vari tipi di violenza. Il passaggio valutativo ex ante ai campi applicativi rappresenta un aspetto strategico per la pianificazione di interventi efficaci ed efficienti. A questo scopo il Servizio Sociale specialistico del Consultorio Familiare di Silvi ha realizzato e coordinato nella scuola un progetto sperimentale a partire dal 2013 e proseguendo per tutto il 2016. Significativa è stata la collaborazione e la sinergia delle varie agenzie educative del territorio. Si è cercato di operare in termini socio-affettivi e relazionali nelle varie classi, giungendo all’apertura di uno Sportello di Supporto Integrato e a uno Sportello Rosa Integrato volto all’integrazione sociosanitaria e alla prevenzione e contrasto alle violenze di genere. Questo importante traguardo, ha consentito in toto la considerazione dei dati elaborati ex ante – sui casi di violenza in danno delle donne e sui minori – conosciuti dal Consultorio Familiare Locale - primo servizio sul territorio in grado di comparare il fenomeno con i vari anni di riferimento in tema di disagio e violenza a trentaquattro anni dalla sua istituzione.
Il risultato di esito, rispetto al progetto realizzato, ha restituito un outcome favorevole, proprio in relazione alla costituzione di gruppi di adolescenti e giovani che sono diventati “Peer Educator Gender” secondo una logica di empowerment e di gender mainstreaming volto ad una prospettiva di social network. In questo processo è stata inserita, con notevole incisività “la comunicazione” – attraverso tutta una serie di “tecniche di newsmaking”,tesi a trasmettere informazioni e a produrre conoscenza attraverso progetti formativi sul contrasto e la prevenzione alle violenze di genere. Sappiamo che comunicare è partecipare e condividere i significati - poiché è strettamente connessa con l’azione. E’ in questo senso che il progetto ha proposto un’esperienza fortemente incentrata sulle modalità comunicative in una logica di rete integrata - per procedere attraverso un’operatività volta alla prevenzione nelle scuole - per un’attenta trasmissione alla cultura del rispetto dell’Altro – attraverso tutta una serie di metodologie partecipative volte ad uno specifico focus di ricerca-azionedelle scienze psicosociali poste nel gender mainstriming come processo continuo nella prospettiva del Lifelong Learning. Il contesto scolastico, è apparso quello più adeguato alla realizzazione delle attività psicosociali, poiché essendo la seconda agenzia educativa, le problematiche legate alla crescita e all'adolescenza si presentano sempre più problematiche da affrontare e la famiglia ha sempre più bisogno di essere supportata ed aiutata a prevenire dipendenze e devianze spesso drammatiche. A questo scopo, sono stati formati parallelamente, anche i genitori professionali.In questa logica, il servizio sociale specialistico nelle politiche di parità, costituiscono un’ importante supporto alla realizzazione di programmi di prevenzione in termini di integrazione tra empowerment, resilienza, eduntainment e mainstreaming.Gli interventi effettuati hanno voluto mirare a sviluppare capacità e risorse individuali (life skills) promuovendo risorse personali utili a favorire l’agio e il benessere nelle relazioni umane. In questo senso gli interventi hanno puntato a potenziare il senso di autoefficacia implementando la gestione delle emozioni per favorire il dialogo costruttivo. La metodologia utilizzata: “peer education gender” ha consentito ai membri destinatari di autocandidarsi L’educazione tra pari è quindi un’utile metodologia di lavoro con gli adolescenti in quanto durante l’adolescenza è maggiore il bisogno di condividere con i propri coetanei esperienze, sentimenti, emozioni e comportamenti.I risultati di esito sono stati facilitati anche dalla metodologia dell’edutainment. Essa ha facilitato l’apprendimento e la promozione delle competenze degli adolescenti perché si adatta facilmente al modello tipico dei ragazzi.
Servizio sociale e comunicazione reticolare nella Prevenzione e Contrasto alla Violenza di genere
La mission del servizio sociale è come ricorda il Codice Deontologico degli Assistenti Sociali, essere[…] al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; per valorizzare l’autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità; per sostenere nel processo di cambiamento, nell’uso delle risorse proprie e della società per prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e per promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione.Va ricordato, che nel codice deontologico dell’Assistente sociale – viene messo in risalto l’attività di rete integrata che essa deve promuovere: “L’assistente sociale deve conoscere i soggetti attivi in campo sociale, sia privati che pubblici, e ricercarne la collaborazione per obiettivi e azioni comuni che rispondano in maniera articolata e differenziata a bisogni espressi, superando la logica della risposta assistenzialistica e contribuendo alla promozione di un sistema di rete integrato”.
Il servizio sociale vede la persona in un contesto validato nei suoi aspetti biologici, psicologici e sociologici. Nel lavoro di rete c’è un intenso principio basato sul riconoscimento delle potenzialità di ognuno, capaci di farsi risorsa per sé e per gli altri, in un contesto sociale produttivo che assicura il benessere comune.
Il processo comunicativo stesso passa attraverso un sistema sociale capace di informare per formare allo stesso tempo. Possedere capacità comunicative nel sociale significa rendere comune, impegnarsi nel duplice processo individuale, territoriale e comunitario per portare messaggi (visivi e vocali) che siano decodificabili ed in grado di rimandare feed-back significativi intellettivi ed emozionali.
Il processo sociale, in termini di priorità di bisogni, privilegia sempre più il rapporto con le persone e non con gli utenti. Vale ricordare la formula dettata dall’OMS sul concetto di salute inteso come “Completo benessere psico-fsico-mentale”. Questo concetto, sottolinea un processo totale (socio-sanitario-psicologico) che deve necessariamente privilegiare una forma comunicativa che diventi qualitativa. Il servizio sociale si trova, dunque, a doversi occupare di due tipi di comunicazione: la prima interna all’operatività integrata; la seconda in grado di soddisfare il sociale. Ambedue a loro volta fanno parte di un ‘tutto’ in termini di garanzia e funzionalità del sociale stesso.
Tutto il sistema sociale deve essere educato al benessere sociale favorendo azioni progettuali volti alla prevenzione e contrasto delle violenze di genere. Mentre la comunicazione informativa investe tutta una serie di saperi pre-ordinati, la comunicazione formativa determina la concentrazione di nozioni specifiche e finalizzate in uno specifico momento . L’intera rete educativa percorre la totalità della persona nei suoi aspetti pluridimensionali ,in relazione con i mutevoli bisogni, in rapporto alla comunità, al territorio ed alla società tutta.La realizzazione delle politiche sociali previste dalla legge 328/00 richiede, la condivisione, da parte di tutti gli attori sociali, di un profondo cambiamento culturale della società nel suo complesso. Il nuovo approccio degli interventi integrati e dei servizi sociali, deve essere progettato, realizzato e valutato a livello locale al fine di promuovere la “partecipazione attiva” di tutte le persone, incoraggiare, valorizzare e sviluppare le esperienze aggregative, assicurare i livelli essenziali in tutte le realtà territoriali, favorire il più possibile la diversificazione e la personalizzazione degli interventi in una prospettiva trifocale.(continua..)
Gender
