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NUOVE REGOLE PER LA GESTIONE DEL LUPO IN ITALIA: FISSATA LA QUOTA MASSIMA DI 160 PER L’ABBATTIMENTO

Lupo Lupo

Redazione-  Nel 2026, l'Italia si prepara a gestire la popolazione di lupi con una nuova direttiva che stabilisce una quota massima di 160 esemplari abbattibili. Questa decisione, che non implica un abbattimento automatico di tutti gli esemplari indicati, deriva dal recente declassamento dello status di protezione del lupo, passato da "rigorosamente protetta" a "protetta", recepito dall'Unione Europea.

La cifra di 160 lupi è stata calcolata sulla base di una soglia di sostenibilità del 5% del prelievo, applicata a una popolazione stimata tra i 3.300 e i 3.500 esemplari. Questo dato è inferiore alla quota del 21% stabilita dalla Francia, escludendo il bracconaggio.

Le quote di abbattimento variano a livello regionale e provinciale. Ad esempio, la Provincia di Bolzano e la Lombardia hanno una quota di 2 esemplari, mentre la Toscana ne ha 22, il Piemonte 16 e l'Emilia Romagna e il Lazio 15 ciascuna. Queste cifre sono ancora oggetto di discussione all'interno di un gruppo misto Stato-Regioni, incaricato di fornire un parere sullo schema di decreto del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) riguardante il tasso massimo di prelievo della specie Canis lupus.

La novità principale è che non sarà più necessaria l'autorizzazione del MASE per gli abbattimenti, e si potranno adottare piani di controllo annuali. Tuttavia, la legge 157/92 richiede sempre la motivazione degli abbattimenti e la prioritaria considerazione di misure alternative.

Questo cambiamento è il risultato del recepimento del nuovo status di protezione del lupo. Sebbene non fosse obbligatorio adeguare la normativa nazionale, l'Italia ha scelto di ridurre il livello di tutela, rispondendo alle pressioni di allevatori e altre categorie che lamentano danni significativi al bestiame. Le associazioni ambientaliste e animaliste, invece, contestano spesso la reale entità di questi danni.

Il decreto ministeriale che ufficializza il cambiamento di status è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Attualmente, è in corso il confronto tra Regioni, ministeri competenti (MASE e Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste - MASAF) e istituzioni scientifiche per definire il decreto sulle quote.

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) dovrà esprimere un parere obbligatorio, sebbene non vincolante. Gli interventi di abbattimento dovranno rispettare criteri precisi, come la presenza di danni consistenti, l'adozione di misure di protezione (recinti elettrificati, cani da guardiania, ricoveri) e la garanzia che la conservazione della specie non venga compromessa. La valutazione del numero di lupi da abbattere sarà correlata alla popolazione regionale.

Le associazioni ambientaliste, come il WWF, esprimono preoccupazione per il declassamento, definendolo una scelta politica e ideologica che non porterà benefici al settore zootecnico, considerando che il lupo è responsabile solo dello 0,6% delle perdite di bestiame. Il WWF ricorda che il lupo rimarrà una specie protetta e che è ancora necessaria la modifica della legge 157/92 per allineare la normativa italiana alla nuova classificazione.

 

Si riconosce che il cambiamento ecologico, con la presenza del lupo in aree precedentemente non abitate dalla specie, è un indicatore di trasformazioni ambientali più ampie, influenzate dall'attività umana. La gestione del lupo richiede una profonda conoscenza e un approccio scientifico, poiché l'abbattimento da solo non rappresenta una soluzione risolutiva.

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