500MILA EURO AL GIORNO PER RIPESCARE I MORTI CAUSATI DAGLI IMMIGRAZIONISTI
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Redazione-La scelta è tutta politica, come conferma un tweet dell’account ufficiale della Marina Militare del 29 giugno 2015: «Su indicazione @Palazzo_Chigi iniziato recupero corpi all’esterno del natante affondato il 18 aprile 2015».Dopo le tante polemiche per Mare nostrum e le altre missioni per salvare i migranti vivi, arriva una mini Mare nostrum anche per i morti.. Così scrive Giuseppe Marino sul giornale. La Marina militare ha illustrato i primi dettagli di un’operazione di recupero che si annuncia complessa e costosa. L’obiettivo è recuperare e dare pietosa sepoltura ai corpi dei migranti vittime del naufragio del 18 aprile 2015. Il relitto si trova a 100 km dalla Libia e a 200 da Lampedusa, ma ancora una volta tocca all’Italia spendere denaro ed energie, mentre i fanatici dell’immigrazionismo continuano imperterriti ad incoraggiare altri disperati a rischiare la vita. >>>>.
L’intervento è tecnicamente tutt’altro che ordinario tanto da far dubitare che il movente sia solo la pietas per i morti e non si voglia invece trasformare l’operazione in una passerella di politici che dipinga un’Italia accogliente e caritatevole verso i profughi.
La Marina si è rivolta a due società, la trentina Impresub Diving and Marine Contractor, che solleverà il barcone dal fondale tramite un sistema a pistoni, e la Ievoli Ivory che si occuperà delle operazioni in superficie. Il comando militare al momento non fornisce altri dettagli, mentre Vittorio Piscitelli, commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, si limita ad ammettere che «i costi non saranno contenuti».
La Marina militare a sua volta mobiliterà quattro navi, tra cui un cacciamine, e gli uomini del Gos. Ai militari spetterà assicurare una «cornice di sicurezza» attorno all’area e la supervisione delle operazioni sia in superficie che in profondità. Una mobilitazione in grande stile che, secondo le stime più attendibili, dovrebbe costare tra i 500 e i 700 mila euro al giorno.
Una volta a terra, quattro squadre di medici in un tendone tensostatico tenteranno di identificare i poveri resti. L’ipotesi in campo come destinazione finale sembra scelta apposta per fornire una cornice suggestiva: un ex campo di concentramento della seconda guerra mondiale a Tarsia (Cosenza) che sarà riconvertito a cimitero. Il luogo ideale dove versare lacrime di coccodrillo.(Fonte Imolaoggi.it)
Scafisti
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