REFERENDUM GIUSTIZIA — SFORZINI: “NON HA VINTO IL NO: HA PERSO LA POLITICA. GLI ITALIANI NON CREDONO PIÙ A NESSUNO. SENZA VISIONE, LA NAZIONE RESPINGE TUTTO”
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Redazione- << Chi sta raccontando la vittoria del NO (se confermata) come un successo politico sta mentendo sapendo di mentire. Quello a cui stiamo assistendo è molto più grave: è il crollo verticale della credibilità dello Stato».
Lo dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale — think tank di Futuro Nazionale con Vannacci — commentando i primi risultati del referendum sulla giustizia, che vedono il NO nettamente in vantaggio.
«Gli italiani non hanno votato contro una riforma. Hanno votato contro un sistema che non riconoscono più come proprio».
«Quando su un tema decisivo come la giustizia — architrave dello Stato — non si riesce a costruire consenso, significa che il problema non è la riforma. È chi la propone».
«Questa è la verità che nessuno ha il coraggio di dire: la classe politica italiana non è più percepita come legittimata a mettere mano ai gangli fondamentali dello Stato».
«L’alta affluenza non è un segnale di salute democratica. È un segnale di tensione. È un voto di sfiducia attiva».
«Il messaggio uscito dalle urne è brutale: non ci fidiamo di voi. Non ci fidiamo delle vostre riforme. Non ci fidiamo delle vostre narrazioni».
«Il punto è questo: senza una visione organica dello Stato, ogni riforma è destinata a essere percepita come parziale, sospetta, strumentale. E infatti oggi accade esattamente questo: la riforma viene bocciata non necessariamente perché sbagliata, ma perché non è inserita in un disegno complessivo credibile».
«E infatti il risultato è paradossale solo in apparenza: vince il NO, ma solo per respingere - senza una visione alternativa. Non governa nessuno. Perde il governo, ma non vince l’opposizione. Perde l’intero sistema».
«Questo referendum segna uno spartiacque: da oggi è evidente che senza una rifondazione culturale e politica dello Stato, ogni tentativo di riforma è destinato a schiantarsi contro il muro della sfiducia».
«È esattamente su questo terreno che il Centro Studi Rinascimento Nazionale sta lavorando: non su singole riforme, ma sulla ricostruzione di una visione organica dello Stato, di una classe dirigente e di un’idea di Nazione».
«Perché il punto non è cambiare le regole. Il punto è tornare a essere credibili nel proporle».
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