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UNA TRESCA TRA DUE MIEI COLLEGHI: HO LE PROVE ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

ALESSANDRA HROPICH ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Ho capito che una collega se la intende con un collega sposato e con figli. Io lavoro in un’importante società e tengo molto alla professionalità.
Per questo sono rimasta molto sorpresa quando mi è arrivata addirittura una lettera di richiamo scritto, perché secondo la dirigenza avrei fatto qualcosa che non andava fatto.
Ti spiego l’accaduto.
La mia collega, fidanzata da tempo e sempre piuttosto discreta, da qualche mese ha cambiato completamente stile: tailleur rossi e camicette molto aderenti. All’inizio ho pensato fosse semplicemente una scelta di moda.
Poi però una mattina l’ho vista dirigersi nella sala riunioni grande, quella con l’enorme tavolo di cristallo, insieme a un nostro collega sposato e padre di famiglia.
La cosa mi è rimasta in mente.
La sera, passando davanti alla sala riunioni, ho notato qualcosa che mi è sembrato un indizio molto particolare: impronte di mani sul tavolo di cristallo.
A quel punto ho iniziato a fare qualche deduzione. Due colleghi entrano nella sala riunioni, il tavolo di cristallo è pieno di impronte e nessuno sembra aver utilizzato la stanza per una riunione ufficiale. A me è sembrato abbastanza evidente che i due possano aver fatto sesso senza pensare alle tracce.
Io, sentendomi quasi un detective privato, ho pensato che fosse giusto segnalare la cosa.
Così ho informato il capo in via privata, per dimostrare la mia professionalità, visto quello che mi è sembrato un comportamento indecente sul posto di lavoro.
Per tutta risposta, ho avuto un richiamo scritto.
A questo punto mi chiedo dove ho sbagliato. Io pensavo di fare la cosa giusta avvisando il mio superiore che una collega avrebbe avuto un comportamento osceno sul posto di lavoro con un collega addirittura sposato.
Dovrei dirlo anche ai colleghi oppure è meglio lasciar perdere?
Sara da Misterbianco


Altro che investigazione: qui siamo alla scientifica delle impronte applicata al tavolo dell’ufficio.
Cara Sara, nel tuo racconto compaiono indizi, prove, tracce e impronte come in un giallo poliziesco. Manca solo la lente d’ ingrandimento e il nastro giallo intorno al tavolo di cristallo.
Ma i fatti certi sono pochi: hai visto due colleghi entrare in una stanza e, più tardi, delle impronte su un tavolo. Tutto il resto — tresca e scena proibita — è una tua deduzione personale.
In un ufficio, le persone entrano nelle sale riunioni per mille motivi: parlare, discutere, lavorare… o semplicemente appoggiarsi a un tavolo lasciando impronte.
Quello che invece è certo è che hai raccontato al capo una teoria su due colleghi, non un fatto verificato e che non doveva comunque essere di tuo interesse.
Ecco spiegato il richiamo: non perché tu abbia scoperto uno scandalo, ma perché ti sei improvvisata investigatrice della vita privata altrui.
E poi, anche se fosse vero, non sei stata assunta per indagare le relazioni tra colleghi.
Facciamo un esempio: se vedi due persone uscire dall’ ascensore e trovi una giacca spiegazzata, seguendo la tua logica, potresti concludere che tra il secondo e il terzo piano sia successa una scena passionale.
Capisci il problema? Con pochi indizi e, molta fantasia, si può costruire qualunque storia.
E a questo punto viene spontanea anche un’ altra domanda: hai una vita tua di cui occuparti, oppure preferisci investigare quella degli altri?
Un consiglio: lascia perdere le indagini, non raccontarlo ai colleghi e non trasformare il tavolo della sala riunioni nella scena di un crimine immaginario.
In ufficio, a volte, la vera professionalità consiste semplicemente nel far bene il proprio lavoro. Mentre ti consiglio vivamente di mettere in pratica, stampandotelo con una gigantografia da appendere nel tuo ufficio, questo proverbio romanesco:

"FATTI LI CAZZI TUA CHE CAMPI CENT' ANNI!"

Ultima modifica ilLunedì, 23 Marzo 2026 18:34

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