FRANCESCO MACRÌ: L'EUROPA A UN BIVIO
- Scritto da Francesco Macrì
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Redazione- Ahimè, correva l’anno 1940 e un grido squarciava l'aria: "un ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria". Era l’inizio del baratro. Quel frammento di storia, così denso e terribile, continua a risuonare tra noi come un brivido gelato, un incubo che non accenna a svanire.
Nessuno di noi possiede il dono di leggere nel futuro, né una sfera di cristallo per scrutare semplicemente il domani. Eppure, la brutalità degli eventi attuali ci sbatte in faccia una realtà ineludibile: il tempo delle esitazioni è scaduto. Siamo di fronte a scelte coraggiose che non possono più essere rinviate.
Da un lato ci sono gli Stati Uniti d’America: coloro che, non dimentichiamolo mai, ci hanno restituito libertà e democrazia. Dall’altro, una dittatura feroce, macchiata di crimini contro il proprio popolo così efferati da superare persino l'orrore della Germania nazista; un regime che porta su di sé anche il peso della tragedia palestinese, e non solo.
Ho esordito allegando una foto: VITTORIA O DISFATTA? Quello che doveva essere un intervento chirurgico, rapido ed efficace, inizia a mostrare le prime, inquietanti crepe. L’Iran non è un bersaglio semplice: è un gigante territoriale, un colosso da 90 milioni di anime che domina uno spazio costiero infinito. Possiamo davvero illuderci che bastino missili, bombe intelligenti e attacchi cyber per mettere in sicurezza quell'infinito transito marittimo da cui dipende la nostra esistenza?
Sì, parlo proprio di sopravvivenza, con tutta la drammaticità che questa parola porta con sé.
Senza quel gas, senza quel petrolio, ci resterebbe un’unica, tragica opzione: strisciare di nuovo tra le fauci dell’orso russo. Lui è lì, in agguato, pronto a soffocare la nostra libertà nell'istante in cui mostreremo debolezza.
