ATTENZIONE: SIETE NELL'ARCHIVIO STORICO. SCOPRITE LE NOTIZIE DI OGGI SUL NOSTRO NUOVO SITO !

Arrow up
Arrow down

le vostre notizie a portata di web

Log in

DIPENDENZA SOCIAL, RAMPELLI (VCP-FDI): VIETARE L’USO AI MINORI DI 14 ANNI PER FARLI TORNARE A VIVERE LA VITA VERA

DIPENDENZA SOCIAL DIPENDENZA SOCIAL

Redazione-  “Il bullismo, il cyberbullismo e ogni forma di discriminazione sono segnali di una crisi profonda, che incide direttamente sulla sicurezza del nostro tessuto sociale. Il nucleo che ne risente per primo è la famiglia e poi la scuola. Sono però le istituzioni scolastiche a rendersi conto per prime del disagio che vivono i ragazzi, che spesso inconsapevolmente, crescono e si formano attraverso la realtà virtuale azzerando progressivamente la capacità di socializzare nella vita reale o peggio ancora vivono la vita reale alterata dai modelli di quella virtuale”.
È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia aprendo il convegno presso la Sala del Refettorio "Scuola, sport, bullismo e legalità", organizzato dall’associazione ‘Smart&Smile”.
“L’insorgenza di nuove patologie e disfunzioni cerebrali, cognitive e comportamentali per l’utilizzo delle nuove tecnologie tra i minori – ha aggiunto Rampelli -  sta creando un diffuso allarme sociale al quale gli Stati di tutto il mondo stanno cercando di porre rimedio. Parlando di tutela dei minori, non possiamo ignorare la necessità di interventi normativi che siano all'altezza della sfida tecnologica attuale. Il cyberbullismo corre sui binari di una rete spesso priva di controllo. In tal senso è molto importante accelerare la riflessione sugli strumenti operativi e farlo in modo condiviso e bipartisan. Sarebbe importante concludere l’iter della proposta di legge bipartisan all’esame del Senato volta a vietare l’utilizzo dei social media ai minori di 14 anni. L’ostacolo maggiore arriva però dall’Unione Europea. La tutela dei minori di 14 anni è stata normata in molti Stati europei ed extraeuropei che sono partiti dopo di noi, ma sono arrivati prima. Questo dimostra che la protezione dei ragazzi non è una bandiera di parte, ma un preciso dovere dello Stato. Limitare l'accesso a piattaforme che troppo spesso alimentano dinamiche di esclusione, dipendenza e violenza psicologica è un atto di responsabilità necessario per garantire una crescita sana e consapevole. Noi siamo figli di una società che fonda sé stessa sulle relazioni sociali”.

“Facciamo nostro – ha concluso Rampelli - quello che diceva un educatore che ha formato decine di migliaia di giovani, San Giovanni Bosco: ‘Non basta amare i giovani, bisogna che essi si accorgano di essere amati’”.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.