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LA PAURA DI VIVERE ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

ALESSANDRA HROPICH ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Alessandra cara,sono una studentessa universitaria alla facoltà di medicina. Vivo in una casa con una ragazza a cui voglio molto bene ma che non so aiutare. È dolce, simpatica, generosa, però sembra timorosa di tutto, soprattutto del giudizio degli altri: chiunque può metterla in difficoltà in qualsiasi momento.
Per la sua timidezza e la sua forte integrità morale ha avuto diversi attacchi di panico. Ora va un po’ meglio perché ne parla con me, ma sempre con fatica. Non le piace parlare dei suoi problemi di relazione. Soffre molto del fatto di non sentirsi parte di un gruppo, sia nel lavoro che in altri ambienti.
Le piace l’ordine, l’onestà intellettuale, le persone equilibrate emotivamente. Vorrebbe colleghe armoniose, non punitive. Vorrebbe armonia ovunque. Io le dico che sogna e che dovrebbe smettere di temere tutto e tutti.
Mi aiuta lei a capire?
Ombretta, Siracusa


La tua amica non ha “paura di vivere” in senso assoluto: ha paura di essere giudicata, rifiutata o non accettata. È diverso.
Quando una persona è molto sensibile e ha standard morali alti, tende anche a essere severa con sé stessa. Questo può trasformarsi in ansia sociale: ogni sguardo diventa una possibile critica, ogni errore una conferma di non essere “abbastanza”. Gli attacchi di panico spesso nascono proprio da questa iper-attivazione costante: il corpo reagisce come se fosse in pericolo reale.
Il desiderio di ambienti perfettamente armoniosi non è ingenuità: è un bisogno di sicurezza. Ma il mondo non funziona così. Le persone sono incoerenti, emotive, talvolta dure. Se lei cerca ambienti senza conflitto per sentirsi tranquilla, rischia di restringere sempre più il suo spazio di vita.
Tu puoi fare due cose utili.
Non minimizzare la sua paura. Dirle “non temere tutto e tutti” è comprensibile, ma per lei la paura è reale. Non è una scelta.
Incoraggiarla, con delicatezza, a chiedere un aiuto professionale. Se ci sono stati attacchi di panico, un percorso psicologico non è un lusso ma uno strumento concreto. Lavorare sull’autostima e sulla tolleranza del giudizio è possibile, ma richiede metodo.
Non puoi salvarla né abbattere tu i suoi muri. Puoi esserle accanto, senza diventare la sua unica stampella.
La crescita, per lei, non sarà diventare “meno sensibile”, ma imparare a restare nel mondo anche quando non è perfetto, perché nulla e nessuno lo è.
Nel lavoro e nella vita sociale non esistono colleghi ideali né ambienti completamente armoniosi. Ognuno porta con sé fragilità, conflitti, rigidità, contraddizioni. Il mondo non è affatto ordinato: è complesso e molto caotico.
Il passaggio decisivo non è trovare un luogo senza caos, ma sviluppare la capacità di stare dentro quel caos senza sentirsi annientata. Non si tratta di rassegnarsi al disordine, bensì di costruire dentro di sé un equilibrio abbastanza solido da non dipendere dalla perfezione degli altri.

È questo il vero passaggio: dalla difesa continua alla vita vera.

Ultima modifica ilLunedì, 23 Febbraio 2026 17:15

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