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CHE SCHIFO CHI TRADISCE, CHI È SCORRETTO, CHI È DISONESTO IN OGNI CAMPO ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

ALESSANDRA HROPICH ALESSANDRA HROPICH

(Dice mio padre)





Redazione-  Mio padre ha una personalità forte e inflessibile. Mi racconta spesso di persone che hanno tentato di raggirarlo o che si sono comportate in modo scorretto. Gli ho sempre dato ragione, ma mi chiedo perché continui a parlarmene nel tempo, come se ogni volta sperasse di cambiarne la natura.
Tiene moltissimo ai valori della serietà e della fedeltà, anche di coppia, che per lui sono principi assoluti. Definisce come “merde” uomini e donne infedeli e costruisce lunghi discorsi sulla bellezza della fedeltà e sullo schifo del tradimento.
Ho notato che si infastidisce profondamente quando gli dico che certe persone non cambieranno mai. In quei momenti mi guarda stizzito, quasi disgustato, come se volesse correggere gli altri, rimetterli a posto.
Non sopporto questa rigidità: tenta sempre di correggere chiunque, convinto che il mondo si possa sistemare partendo dal singolo. È molto perfezionista: fa il pittore e cancella e ricancella ogni dettaglio che non va. È convinto che anche le persone possano cambiare “su richiesta”.
A me, però, questi discorsi ripetuti mi logorano. Mi innervosiscono le stesse frasi dette e ridette, la lamentela continua sulla società che non va, il vanto di principi morali che dice non esistono più.
So che spesso ha ragione, ma è davvero possibile credere di cambiare il mondo?
Come posso fare, concretamente, a non sentirmi logorato e innervosito quando ricomincia con questi discorsi, senza offenderlo né entrare in conflitto con lui?
Saverio da Desio



Ciò che stai vivendo non è un problema di valori, ma di esposizione emotiva prolungata.
Tuo padre non ti sta solo parlando di fedeltà, correttezza o morale: ti sta consegnando, ogni volta, la sua rabbia, la sua frustrazione e la sua impotenza verso un mondo che sente fuori controllo. Ed è questo, molto più delle idee in sé, che ti stanca e ti innervosisce.
Dal punto di vista psicologico, tuo padre, sembra usare la ripetizione morale come un modo per reggere l’ angoscia del disordine: il tradimento, la scorrettezza, il raggiro per lui non sono semplici comportamenti umani, ma ferite intollerabili.
Per questo non riesce a “chiuderle”: le riapre, le rimastica, le rilancia.
Il punto chiave è questo: non devi convincerlo, contraddirlo o smontare i suoi discorsi.
Ma non devi nemmeno assorbirli passivamente fino a logorarti.
Il comportamento più sano per un figlio, in questi casi, è una posizione intermedia: presenza senza partecipazione emotiva, evita di entrare nel merito morale.
Quando discuti se abbia ragione o torto, se le persone cambiano o no, lo agganci sul terreno che lo infiamma. È lì che la conversazione diventa infinita e pesante.
Riconosci il sentimento, non il giudizio.
Frasi come: “Capisco che questa cosa ti abbia dato molto fastidio”
“Si vede che per te è una questione importante”
placano molto più di un accordo o di un dissenso. Non lo sminuiscono, ma non alimentano la crociata.
Dai segnali di limite gentili ma chiari.
Non servono scontri. Bastano frasi semplici, ripetute con calma:
“Di questa storia mi hai già parlato, oggi preferirei non tornarci”
“Capisco il tuo punto, ma ora ho bisogno di staccare un po’ da questi discorsi”
Il limite non è un’ offesa: è un atto di cura verso te stesso.
Accetta che tuo padre non cambierà questo aspetto.
Così come lui fatica ad accettare che il mondo non si possa raddrizzare, tu puoi faticare ad accettare la sua rigidità. Ma smettere di aspettarti che smetta è già una grande liberazione.
Riduci l’impatto, non il rapporto.
Puoi voler bene a tuo padre senza essere il contenitore delle sue invettive. Spostare l’attenzione, cambiare argomento, accorciare le conversazioni quando diventano monotone non significa mancare di rispetto.
I discorsi di tuo padre non parlano davvero delle persone che critica, parlano della sua difficoltà a tollerare il limite.
E quel limite non è tuo compito colmarlo.
Il lavoro psicologicamente più sano per te non è correggerlo, ma non farti risucchiare.
Imparare a stare accanto a un genitore senza diventare il bersaglio della sua rigidità è una forma di maturità, non di distanza affettiva.
Proteggendoti, non lo stai tradendo.
Stai semplicemente evitando che la sua lotta con il mondo diventi anche la tua.

Ultima modifica ilSabato, 14 Febbraio 2026 12:46

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