DANILO GROSSI (PD) : L'INCONTRO CON OMIZZOLO HA TRATTATO TEMI DI VITA VERA
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Redazione- Ieri sera abbiamo parlato di rifiuti.O meglio, veri e propri "rifiuti della società" come li ha definiti lo scrittore e sociologo Marco Omizzolo .Abbiamo parlato quindi di schiavitù, non quella dell'America dell'Ottocento. Ma quella schiavitù tutta italiana degli anni 2000. Quella schiavitù che porta migliaia e migliaia di uomini a lavorare come schiavi nei campi della provincia di Latina, ma anche della Puglia, Campania, Veneto, Sicilia, Lombardia. Senza diritti, senza dignità, spesso senza documenti, senza essere considerati persone ma scarti o rifiuti appunto. E trattati come tali, dai padroni naturalmente, ma anche dalle Istituzioni.
Abbiamo parlato di noi e della nostra ipocrisia, di quando facciamo finta di non vedere e ci giriamo dall'altra parte. O peggio dell'ipocrisia di tanti imprenditori e di tanti politici che da un lato manifestano contro gli immigrati al grido di "E' finita la pacchia" e dall'altro sfruttano come meglio possono questa forza lavoro che fa guadagnare forse soldi, ma li rende i peggiori schiavisti. Abbiamo parlato di BALBIR, la sua sofferenza e la violenza subita, ma anche quella voglia di reagire, di denunciare. Abbiamo parlato di riscatto e di speranza.
Grazie a chi ha organizzato, a Piero Ammanniti e i compagni di Anagni, ad Emanuela Piroli per aver presentato il libro insieme a me e a Diego Protani, uno dei più entusiasti animatori culturali del nostro territorio.
Non è la prima volta che ci troviamo a parlare di questi temi ma come ha detto Marco Omizzolo è 'un lungo percorso politico fatto insieme' che in questi anni si è intrecciato, anche grazie al lavoro di Marta Bonafoni in Regione Lazio.
Un percorso lungo, complesso, spesso minoritario. Ma un percorso di politica bella, quella che, spesso contro tutto e tutti, sceglie di stare dalla parte degli ultimi, degli ultimissimi come un partito di sinistra dovrebbe sempre fare.
Perchè se la politica non si occupasse solo di accordi e ragionamenti autoreferenziali, se non si occupasse solo di tessere e di congressi, ma della vita vera in particolare di chi vive in estrema difficoltà, sarebbe davvero una politica che avrebbe un senso.
E ritrovare questo senso è quello che ci spinge ancora ad esserci. Ogni giorno.
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