EX ILVA, SPERA (UGL METALMECCANICI): - IL PIANO INDUSTRIALE NON SI SBLOCCA, IL GOVERNO AGISCA CON DETERMINAZIONE -
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Redazione- “Si è svolto a Palazzo Chigi, un incontro successivo alla sospensiva della settimana scorsa. Durante il confronto sono emersi nuovi elementi rispetto all’incontro precedente: il primo riguarda l’interessamento di un nuovo operatore extra-UE; il secondo riguarda il percorso di cassa integrazione, che non comporterà un aumento del numero dei lavoratori coinvolti e che garantirà comunque le risorse necessarie per la manutenzione”.
Lo dichiarano il Segretario Nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, il vicesegretario nazionale con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli e la componente della segreteria nazionale, Vittoria Buccarini.
“È evidente quanto sia complesso avere risposte concrete su un piano industriale alla luce delle restrizioni imposte dagli enti locali, che impediscono il posizionamento di una nave rigassificatrice necessaria all’alimentazione dei nuovi impianti. Ad oggi non si registrano ancora novità riguardo ai tempi del dissequestro dell’Altoforno 1. La preoccupazione è che un ulteriore piano industriale possa mettere a rischio un numero molto elevato di lavoratori in esubero, oltre ai 1.600 dipendenti attualmente in Ilva in AS, senza dimenticare i lavoratori degli appalti, dell’indotto e dei trasporti. È necessario - aggiungono i segretari UglM - avviare un confronto su un piano industriale con un operatore del settore di rilevanza internazionale e con la garanzia dello Stato come partner: ciò consentirebbe un percorso condiviso per il rilancio del siderurgico. Occorre proseguire nella direzione del lavoro responsabile: restano da affrontare i temi legati al posizionamento e all’installazione dei nuovi forni elettrici, dei DRI e, soprattutto, della saturazione degli impianti.
C’è bisogno di lavorare e di concentrarsi sulle questioni concrete, piuttosto che sulle molteplici posizioni espresse dalle istituzioni locali, alle quali chiediamo di dare risposte ai veri problemi che questa drammatica situazione sta riversando sull’occupazione. Oggi – concludono - non è più possibile ragionare su soluzioni temporanee: servono interventi concreti per rendere le acciaierie nuovamente competitive”.
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