MICHELE FINA E L'ARCHEOLOGIA
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Redazione- Il fascino dell'archeologia è stato al centro del 55esimo incontro della rubrica di Michele Fina "Un libro, il dialogo, la politica". Vi ha partecipato Marco Ramazzotti, archeologo dell'Università La Sapienza di Roma. Il confronto è stato sul suo libro "Eridu, Enki e l'ordine del mondo" (Le Monnier).
Fina ha sottolineato che "Eridu per l'archeologia è come Dante per la letteratura, uno dei grandi fronti di studio. Si tratta di una delle prime civiltà urbane, un insediamento senza centro, e fa pensare che oggi il policentrismo si stia affermando nell'urbanesimo. Il libro è frutto di sette anni di ricerca".
Ramazzotti ha spiegato che "il volume è una ricerca archeologica, storica e artistica su un contesto che può essere considerato un pretesto delle grandi civiltà e delle grandi culture del vicino Oriente antico. Eridu venne indagato già negli anni Cinquanta del secolo scorso, ha esposto le strutture architettoniche di uno dei tempi più antichi a oggi conosciuti, dedicato a Enki, quello che nel Pantheon sumerico venne considerato il dio della creazione per eccellenza. Dentro questo tempio conserva i destini dell'uomo e protegge la sua diversità. Eridu è un contesto esteso e pluristratificato, che può essere indagato da molteplici punti di vista. La fase più antica risale al 5200 Avanti Cristo". La ricerca nel libro si basa su "un modello interpretativo che cerca di studiare come si sono formate le prime città, anche se di preciso non sappiamo come gli antichi considerassero il loro essere all'interno di un insediamento che noi oggi riteniamo urbano. Eridu stava tra il mare e la palude, una grande capitale che mantenne nei millenni una grande forza simbolica".
L'autore ha anche ricordato che "la bassa Mesopotamia ha subito diversificati e molteplici di esondazione, inondazione, abbassamento dei livelli dell'acqua. Fenomeni legati ai fiumi, all'avanzamento della linea di costa, ai monsoni", una connessione con i racconti dell'Antico Testamento, su tutti quello del diluvio
universale, a conferma del legame della nostra cultura con quella.
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