AUTOGESTIONE ECONOMICA, I PICCOLI COMUNI CHIEDONO AIUTO
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione-Con il continuo urlare alla crisi economica,ogni giorno lo Stato esige tagli alla spesa, una volta pubblica, una volta sanitaria, una volta qua ed una volta la, Forme compiacenti per l'integrazione del sistema. Un sistema che ci obbliga a buttare quello che produciamo in Italia e comprare prodotti nelle altre Nazioni partner , pur sapendo che quel prodotto lo abbiamo in casa , lasciati marcire solo per il sistema. Questi grandi tagli toccano sempre , ed in modo assiduo, i nostri Comuni. Comuni che se di grandi entità non ne risentono, o poco, mentre se un comune conta quattrocento , settecento o mille anime, ne risente in modo asfisioso. Un Comune piccolo che non ha finanziamenti Statali, o Provinciali , ne tantomeno Regionali, a quale santo deve rivolgersi.Non esiste Santa Cornucopia ne la Dea del Dio Pecunio ed allora......... I piccoli e medi Comuni non sanno come adempiere al proprio operato senza la materia prima, come dire ad un fornaio fai il pane solo con acqua senza farina.Osservo i comuni circostanti , dove le amministrazioni devono correre ai ripari per far meno deficit possibile, gestire le ira dei paesani se si alza l'IMU . Un dilemma antico che in Italia ancora non trova un anetodo, o meglio lasciano al proprio status i comuni, come lasciare una società tra il fallimento e la bancarotta. Cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. I continui tagli ai comuni stanno portanto ad un indebolimento strutturale delle risorse dei comuni, un giorno non troveremo piu' amministrazioni disposte a restare a galla per sopravvivere in una situazione del genere. Forse è la semplice risoluzione alla chiusura dei piccoli comuni accendrandoli.
