L'ANTICO LAGO DEL FUCINO, CHIAMATO ANCHE LAGO DI CELANO
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- L’antico lago del Fucino, chiamato anche lago di Celano, è stato dall’antichità fino al secolo scorso, l’elemento caratterizzante della regione marsicana, una sub-regione abruzzese situata nell’Appennino centrale. Fino al suo prosciugamento, il Fucino era senza dubbio uno dei più grandi laghi carsici della penisola italiana e il terzo lago d’Italia per estensione (di forma ellittica, si estendeva per ben 150 kmq).Privo di efficienti immissari e con insufficienti e incostanti emissari esterni, il lago Fucino andava incontro facilmente a forme di impaludamento creando i presupposti per l’insorgere di un ambiente a rischio per l’uomo, soprattutto sotto il profilo sanitario. È questo uno dei motivi che spinse i romani, fin dal VII secolo a.C., a costruire un emissario sotterraneo artificiale lungo 6.560 metri per migliorare il deflusso delle acque. Tentativi riusciti solo in parte, seppure tecnicamente e ingegneristicamente validi, che furono ripresi un secolo dopo, nel 1875, dal principe Alessandro Torlonia che ricalcando le stesse strutture impostate dai romani, portò a termine il prosciugamento.L’alveo prosciugato fu diviso in 497 appezzamenti di 25 ettari ciascuno e distribuiti ai numerosi coloni giunti dalle montagne abruzzesi, dalle Marche, dalla Romagna e dal Veneto. Solo 2500 ettari furono dati come compenso ai comuni rivieraschi e ai privati. Il paesaggio marsicano dopo il prosciugamento del lago Fucino risultò totalmente stravolto. Emidio Agostinoni lo descrive così, con una punta d’ironia, all’inizio del Novecento: “…Sono le vie dritte alberate che finiscono agli occhi nostri in un punto solo prima di giungere alla fine, sono i prati verdi asciutti e irrigui, sono i campi coi cereali giganti, le piante stanche per troppo peso, le razze di cavalli, di buoi, di pecore, di polli mai visti, create da Fucino per Fucino soltanto! Tutto assume colà forme inverosimili, mostruose, paradossali, tutto sembra proporzionato alla vastità del latifondo: i buoi e le loro corna, le cesoie a macchina per le pecore e una famiglia di trebbiatrici per il grano, un esercito di aratri di ferro e le forme di cacio, le barbabietole e le patate e quant’altro produce quella piana fresca e friabile…” (Agostinoni, 1908, pp. 43-44)La presenza di un invaso lacustre, come era quello del lago Fucino, contribuisce a rendere il clima locale di una zona più mite, regolarizzando le stagioni e attenuando le temperature più estreme.
Il lago Fucino, pur se poco profondo, moderava il clima della regione, attenuando i venti freddi e violenti e contribuendo alla creazione di un microclima favorevole all’insediamento di vegetazione spontanea, colture agricole, avifauna e fauna tipiche di climi più temperati.L’unico relitto dell’antico lago, che ha conservato varie piante dell’originaria vegetazione lacustre è il laghetto di Ortucchio. Si tratta di un lago con portata variabile ed alcuni anni rimane totalmente prosciugato. Il laghetto riveste un’importanza scientifica ed ecologica notevole in quanto in esso sono presenti oltre 80 entità, tra cui vegetazione idrofita ed alofita, piante che radicano sulle sponde, esemplari della flora dell’antico lago. La piana del Fucino nel 2013 si è trasformata in un grande set cinematografico per le riprese dirette dalla regista Linda Parente del film “Polvere di lago” tratto dal romanzo di Francesco Proia che racconta proprio la storia del prosciugamento del lago del Fucino.
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Andrea Zacchigna Giovedì, 27 Marzo 2025 17:09 Link al commentoSembra incredibile che in Israele siano riusciti a trasformare il deserto in zona di coltura con l'aiuto dell'innovazione tecnologica mentre noi ci siamo ingegnati per prosciugare il terzo lago d'Italia anziché metterlo in sicurezza. Eppure l'acqua è e diventerà sempre più una risorsa essenziale.
