LANCIANO - IL MIRACOLO EUCARISTICO NELLA PRIMA META' DELL'VIII SECOLO
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- Le prime documentazioni scritte della vicenda compaiono però soltanto nel diciassettesimo secolo e raccontano, senza produrre evidenze o altre fonti, di uno Ieromonaco che dubitava della Presenza reale di Cristo nell'Eucaristia; al momento di pronunciare le parole delle consacrazione, l'ostia e il vino si sarebbero trasformati in carne e sangue.Le reliquie del miracolo, il più noto nel suo genere, sono conservate all'interno della chiesa di San Francesco, nello storico quartiere Borgo. Quello di Lanciano sarebbe il più antico miracolo eucaristico documentato, sia pure 800 anni dopo il presunto avvenimento.
Le prime testimonianze sulla vicenda risalgono al 1574 e non specificano l'anno esatto nel quale sarebbe avvenuta, ma alcuni ritengono che determinate circostanze storiche permettano di collocarla cronologicamente ben otto secoli prima, fra il 730 e il 750. L'imperatore bizantino Leone III Isaurico, sul trono dal 717 al 741, attuò una ferrea politica contro le immagini religiose promulgando nel 730 un editto che ne ordinava la totale distruzione. Mosaici e affreschi furono distrutti a martellate, le icone gettate nel fuoco e diversi monaci greci vennero uccisi. Come conseguenza molti religiosi, fra cui numerosi monaci basiliani, si rifugiarono in Italia.
Poiché non esistono fonti contemporanee non si conosce nulla di preciso, neppure riguardo all' identità deel protagonista della presunta vicenda, tuttavia nelle fonti, senza che venga affermato il motivo, si legge che si doveva trattare di un religioso di rito bizantino appartenente all'ordine dei basiliani.[6] Un'epigrafe realizzata nel 1636 descrive così l'evento:
«Circa gli anni del Signore settecento, in questa chiesa, allora sotto il titolo di San Loguntiano de' monaci di San Basilio, dubitò un monaco sacerdote se nell'hostia consecrata fusse veramente il corpo di Nostro Signore e nel vino il sangue. Celebrò messa, e, dette le parole della consecratione, vidde fatta carne l'hostia e sangue il vino. Fu mostrata ogni cosa a' circostanti et indi a tutto il popolo. La carne è ancora intiera et il sangue diviso in cinque parti dissuguali che tanto pesano tutte unite, quanto ciascuna separata. Si vede hoggi nello istesso modo in questa cappella, fatta da Gio. Francesco Valsecca a sue proprie spese l'anno del Signore MDCXXXVI.»
Le reliquie vennero chiuse in una teca d'argento e avorio, posta in un tabernacolo alla destra dell'altare maggiore. Nel 1566, nel timore che i turchi potessero profanarle, vennero murate in una piccola cappella. Dal 1636 le reliquie furono protette da una grata in ferro battuto chiusa a chiave. Nel 1713 vennero realizzati l'ostensorio e il calice in cristallo di scuola napoletana, all'interno dei quali l'ostia e il sangue sono tuttora conservati. Nel 1902 l'ostensorio fu posto all'interno di una struttura in marmo costruita sopra l'altare maggiore.
L'ostia, costituita da una membrana di carne tondeggiante di colorito giallo-bruno-marrone, con ombreggiature di maggiore intensità, presenta un ampio foro centrale: alcuni ritengono che si sarebbe formato quando la carne, seccandosi, si sarebbe ritirata lacerandosi nel mezzo, non potendosi restringere perché era stata inchiodata a una tavoletta (come testimoniato dai forellini dei chiodi, tuttora visibili). Il sangue, invece, si è coagulato in cinque grumi di colore marrone terreo, di diverse forme e dimensioni. Nel corso dei secoli le reliquie furono più volte esaminate. Durante la prima ricognizione, effettuata nel 1574 dall'arcivescovo Gaspare Rodriguez, fu constatato che il peso di ogni singolo grumo di sangue era uguale al peso complessivo dei cinque grumi. È stato osservato il significato teologico di questa singolarità: ogni goccia di vino consacrato contiene nella sua interezza la completa e indivisibile sostanza del sangue di Gesù. Il fatto, tuttavia, non si verificò nuovamente in altre ricognizioni effettuate nel 1637, 1770 e 1886.
Nel novembre del 1970, dietro richiesta dell'arcivescovo di Lanciano, monsignor Pacifico Maria Luigi Perantoni, e del superiore provinciale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali della regione Abruzzo, padre Bruno Luciani, i frati francescani di Lanciano, che custodivano le reliquie, decisero, con l'autorizzazione del Vaticano, di farle sottoporre ad analisi medico-scientifiche. Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell'ospedale di Arezzo - ordinario di anatomia, istologia, chimica e microscopia clinica - e al dottor Ruggero Bertelli, ordinario di anatomia all'Università degli Studi di Siena.
Il 4 marzo 1971 fu presentato uno studio dettagliato sulle analisi eseguite, dal titolo Ricerche istologiche, immunologiche e biochimiche sulla carne e sul sangue del Miracolo Eucaristico di Lanciano, nel quale il professor Linoli afferma, senza datare il reperto che:
- La carne «si dimostra appartenente al miocardio».
- Il sangue «è risultato veramente tale».
- La carne e il sangue sono di natura umana e appartengono all'emogruppo AB. lo stesso della Sacra sindone e del sacro sudario.
- «Nel liquido di eluizione del sangue sono state dimostrate le proteine, frazionate nei rapporti percentuali che si hanno nel quadro siero-proteico del sangue fresco normale».
- «Il sangue ha dimostrato riduzioni quantitative dei cloruri, del fosforo, del magnesio, del potassio e del cloro, ma in misura non molto dissimile rispetto ai campioni di sangue umano normale, essiccati».
- «Il calcio è risultato notevolmente aumentato [...] fatto correlato in fondata ipotesi a caduta nel calice di polvere muraria, ricca di sali di calcio».
Il gruppo sanguigno AB è lo stesso della Sindone. Non ci sono tracce di alcun tipo di conservante, ne' sale ne' altro.
Valori quantitativi dei minerali nell'antico sangue di Lanciano e in dieci campioni di sangue umano intero normale essiccato:
Il dottor Ruggero Bertelli, in una nota, confermò i risultati del professor Linoli, il quale dichiarò inoltre che il tracciato elettroforetico delle proteine del sangue di Lanciano «ha presentato aspetti sovrapponibili» ai tracciati delle proteine del siero fresco, e che le reliquie non presentano segni di imbalsamazione o tracce di sostanze conservanti. Tuttavia, Linoli non escluse la possibilità che le reliquie potessero essersi conservate per qualche fortuita ragione chimico-fisica naturale, specificando che il suo studio «conferma la possibilità che, in tessuti di antica data, possano permanere materiali organici, come le proteine».
Nel 1981 i francescani di Lanciano fecero eseguire una nuova analisi sulla carne.[La relazione, stilata al termine degli esami e pubblicata nel 1982 con il titolo Studio anatomo-istologico sul "cuore" del Miracolo Eucaristico di Lanciano (VIII sec.), ribadì i risultati del 1971. La carne appare raggrinzita ma, anche idealmente distendendola, non sarebbe possibile colmare interamente lo spazio vuoto al centro dell'ostia: lo studio ritiene che lo spazio vuoto corrisponda a un ventricolo, probabilmente il sinistro, a giudicare dallo spessore del mantello miocardico. In nessuna sede sono state ritrovate tracce di sostanze conservanti.
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