CONTRO LA MORTE DEI PICCOLI PAESI DELLA PIANA DEL CAVALIERE
- Scritto da Tullio Lucidi
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Redazione- Chi vive da molti anni, come il sottoscritto, in un piccolo paese, Oricola, non può non accorgersi di un fenomeno sempre più preoccupante: la morte annunciata delle nostre piccole comunità. Ora teniamo presente che in Italia gli abitanti che vivono in paesi al di sotto di tremila abitanti sono dieci milioni e dunque quello che coinvolge questi cittadini ha grande importanza per lo sviluppo del Paese. Nel nostro piccolo gli abitanti dei quattro paesi marsicani della Piana del Cavaliere cioè Carsoli con le sue frazioni, Oricola, Pereto e Rocca di Botte sono poco meno di diecimila che non è un numero del tutto trascurabile. E’ sotto gli occhi di tutti che gli anziani scompaiono per legge di natura, ma anche i giovani spesso se ne vanno e dunque i paesetti diminuiscono di cittadini con tutte le conseguenze negative del caso. In questo articolo di riflessione, che spero possa alimentare un dibattito, un confronto di idee e qualche azione concreta, non faccio riferimento a scelte nazionali, pur decisive, ma nello specifico al ruolo dei Sindaci e dei Consigli comunali, al di là di Maggioranze ed Opposizioni, per capire se nel merito si può fare qualche cosa. Il grande architetto genovese Renzo Piano, per incarico del passato Governo Gentiloni, stava progettando un piano strategico per “rammendare” le periferie delle grandi città con i centri urbani delle stesse. Il Governo giallo-verde ha abolito gli stanziamenti per il “rammendo” e spero ardentemente che l’attuale Governo giallo-rosso riprenda l’iniziativa. Perché non provare a “rammendare” i piccoli paesi, i loro territori con i centri urbani più significativi tenendo conto che i paesetti sono una specie di periferia spesso dimenticata? L’idea strategica e di lunga durata dei nostri Sindaci, Assessori, Consiglieri, tecnici, intellettuali e semplici cittadini deve provare a rispondere a questa domanda “Che cosa, nel nostro piccolo e con tutti i vincoli amministrativi e legislativi, possiamo fare per impedire o almeno contrastare lo spopolamento delle nostre terre?” Per rispondere a questa domanda dobbiamo risponderne ad un’altra “perché la gente se ne va, i giovani se ne vanno?” la risposta è facile anche se le cause sono molteplici. I giovani se ne vanno soprattutto perché manca il lavoro, perché il sistema scolastico superiore non è del tutto adeguato così quello sanitario e dei trasporti, le occasioni culturali o anche del semplice svago non rispondono alle esigenze minime della nostra gioventù e dunque dobbiamo mettere in campo ogni realistica iniziativa per invertire la rotta facendo in modo di accrescere le positività del vivere qui, che pure esistono, con le negatività suddette. Intanto cercando di salvare il nucleo industriale Carsoli- Oricola in difficoltà. Vorrei essere chiaro: in questi nostri territori e paesetti dobbiamo pensare al “rammendo” e non a cercare di fare un intero abito nuovo. Bisogna costruire cioè piccole iniziative locali che portino a tre posti di lavoro qui, quattro li e via dicendo, contando sulle proprie forze perché è molto più difficile mettere in moto fondi ed impegni europei, nazionali, regionali che abbisognano di ben altri tempi e capacità di progettazioni. Ad esempio il piccolo turismo locale può essere una risorsa? Una leva fiscale premiante per chi torna a ripopolare i nostri paesi può essere un mezzo per frenare l’esodo e rincentivare il popolamento? L’azzeramento burocratico per chi voglia costruire o ristrutturare abitazioni può aiutare? Il sostegno al piccolo artigianato e commercio può servire? Servizi migliori, scuola, trasporti, sanità possono convincere a rimanere? E poi Cultura, Cultura, Cultura in tutte le forme e le salse può incentivare i giovani a restare? A tutto questo ed altro ancora io dico di si, I Sindaci nelle materie di loro competenza, sviluppando con coraggio idee e creatività, utilizzando ad esempio terreni comunali incolti ed abbandonati hanno qualche possibilità? I paesetti invece di guardarsi spesso in cagnesco, mettendosi insieme per questo o quel progetto locale, hanno qualche asso in più nella manica per giocarselo in tavoli pubblici o privati, sempre partendo dai bisogni delle comunità amministrate? E i soldi? Se si vuole i soldi si trovano, se c’è volontà politica le cose si fanno, se ci sono buone idee poi si realizzano. Bisogna avere chiaro che l’immobilità non significa stare fermi, ma regredire inesorabilmente. Per quello che possiamo stiamo cercando di fare “qualcosa” ad Oricola, di cui informeremo di volta in volta. La discussione è aperta,
