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CYBERSECURITY: QUANTO E' PROTETTO L'UNIVERSO ONLINE?

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A che punto siamo nella lotta senza esclusione di colpi contro pirati informatici ed hacker?

Quando si parla di cybersecurity si fa riferimento al settore della sicurezza informatica, ambito in cui operano molte imprese hi-tech con l’obiettivo di proteggere i dati sensibili di piccole, medie e grandi aziende ma anche di singoli utenti che impiegano la rete per lavoro oppure per passatempo. Tale finalità risulta essere ambiziosa tenendo conto del fatto che le tante insidie -le più conosciute da parte del grande pubblico sono probabilmente quelle relative all’azione di virus o malware che infettano i pc domestici- sono via via più sofisticate e complesse da bloccare. Molti lettori ricorderanno sicuramente il cyber attacco sferrato dagli Usa nei confronti dei sistemi di controllo per la guida dei missili iraniani, notizia di alcuni mesi fa che fu riportata da tutti i principali portali d’informazione, giornali e soprattutto media internazionali. Tale accadimento è l’esempio lampante di come parlare di cybersecurity vuol dire null’altro che riconoscere un vincitore ed un vinto, un attore tecnologicamente predominante ed un player il cui gap abissale lo condanna giocoforza alla sconfitta totale. Un paio di domande sorgono ora spontanee: "A che punto siamo quando parliamo di cybersecurity? Quanto possiamo dirci realmente protetti?"

Cyberspazio come luogo totalmente risk-free?

Il cyberspazio è un luogo vasto e pericoloso all’interno del quale nessuno può dirsi totalmente al sicuro. Oggi tuttavia, grazie all’impiego delle più sofisticate tecnologie da parte di aziende tech di prim’ordine, è possibile sentirsi almeno un po' più protetti. Prevenire il furto di dati sensibili ed al contempo dotarsi di uno scudo/barriera efficace contro lo spionaggio industriale sono infatti alcune possibilità concrete alla portata di tutti. Non solo: algoritmi sempre più aggiornati possono concretamente impedire che le reti elettriche ed infrastrutturali vengano compromesse dall’azione degli hacker. A onore del vero va però detto che non esiste e forse non esisterà mai uno spazio virtuale che sia al 100% a prova di qualsiasi attacco. Una rete che risulti essere risk-free nel 2019 è pura utopia, ma lo sforzo delle aziende nel campo della sicurezza informatica, ambito che molti paesi stanno finalmente cominciando a ritenere di primaria importanza, fa ben sperare per il futuro.

Su cosa stanno lavorando le aziende high tech?

photo by Jean-Pierre Dalbéra

Le aziende high tech stanno lavorando alacremente alla creazione di sistemi di intelligenza artificiale per far fronte alle nuove minacce che provengono dal mondo virtuale. L’avanzamento della rete 5G ed i progressi relativi al cloud presuppongono interventi importanti da parte di queste imprese che necessitano dell’apporto di figure professionali specializzate -in particolare di cyber analyst- per fare la differenza. Oggi si sente parlare di riconoscimento facciale con riferimento agli smartphone di nuova generazione; ebbene in questi ultimi anni diverse start-up stanno operando al fine di rendere questo sistema di protezione concretamente all’avanguardia (purtroppo le criticità riscontrate dai fruitori sono ancora tante). Alcune aziende del settore del web-gaming hanno deciso, parimenti, di investire sulla sicurezza degli utenti online, fornendo consigli e suggerimenti per preservarne la segretezza delle password. Anche in un ambito più ristretto rispetto al cyberspazio inteso nella sua totalità, come può essere appunto quello relativo alle scomesse 2.0., l’attenzione si focalizza dunque sull’incolumità degli internauti. Poter giocare in totale tranquillità alle slot machines oppure alla roulette è infatti una precondizione necessaria per potersi divertire davvero.

Maggiori finanziamenti come ricetta per una miglior sicurezza

Se, come detto, la strada percorsa dalle realtà operanti nel settore della cybersecurity è quella giusta, per affrontare le sfide del domani sono necessari maggiori finanziamenti da parte degli stati e delle istituzioni sovranazionali. Solo in questo modo sarà possibile ad esempio impedire che tante aziende perdano dati sensibili, esponendole a costi per loro spesso insostenibili. Grazie a maggiori contributi a fondo perduto si potrebbe poi investire in ricerca ed in formazione, l’ideale per la creazione di quell’”humus” necessario ad isolare, bloccare e mettere in quarantena attacchi informatici che non si fermeranno davanti al progresso nella web-security. Senza soldi, detto brutalmente, questo settore non sarà in grado di tenere testa alle minacce dei pirati informatici che verranno. Siamo tutti avvisati.

Ultima modifica ilMercoledì, 16 Ottobre 2019 11:07

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