IL BIMBO PERDE I CAPELLI,L'ALLENATORE SI RADE A ZERO
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Redazione-L’allenatore della Mario Bettinzoli Calcio, una squadra dilettantistica di Brescia, ha deciso di radersi la testa a zero. Non per moda, né per necessità personale. La scelta è un gesto di solidarietà verso un suo piccolo allievo, un bambino di 11 anni, afflitto da forma precoce di alopecia e schernito dai coetanei. Era da tempo che vedeva il ragazzino soffrire e ha pensato su come intervenire per aiutarlo. Si trattava di una situazione del tutto nuova, un nodo di dolore e pudore da sciogliere con delicatezza.Con attenzione, soprattutto, perché la mossa sbagliata poteva produrre effetti opposti a quelli desiderati. “Ci pensavo da un po’ – ha detto – da quando la madre del bambino mi ha spiegato la situazione medica, ma non sapevo esattamente come dimostrargli la mia vicinanza. Si tratta di un periodo molto delicato per lui e avevo qualche dubbio su come muovermi”. La decisione è maturata durante la fase di riscaldamento prima di una partita. “I bambini dell’altra squadra hanno iniziato a prenderlo in giro, chiamandolo ‘pelato’. Lui è scoppiato in lacrime e mi ha detto che non se la sentiva più di scendere in campo – ha spiegato l’allenatore – Sono riuscito a convincerlo”. Un incidente necessario, forse, perché ha convinto l’allenatore su da farsi. “Dopo il match sono andato dal parrucchiere. Mi sono fatto rasare i capelli per avere lo stesso aspetto che ha lui e al successivo incontro con la squadra mi sono presentato indossando una cuffia, proprio come fa il bambino. Ho spiegato loro le ragioni del mio gesto. Dopo ci siamo tolti entrambi le cuffie e siamo entrati in campo”. L’uomo non vuole sia fatto il suo nome: “ In questi casi contano le azioni e il messaggio che danno,non chi le fa” – ha detto– “Ho voluto farlo sentire meno diverso dagli altri perché mi sono reso conto che questa sua condizione gli crea problemi di interazione con i coetanei, a scuola e sul campo da calcio. Parlando con i compagni di squadra del piccolo ho spiegato loro che i rapporti che si creano all’interno di una squadra sono tra i più forti in assoluto e che i miei migliori amici sono, tuttora, quelli che giocavano a calcio con me quand’ero bambino. Penso vorranno dimostrare anche loro la loro vicinanza al compagni”. Una lezione splendida quella del mister, profonda e concreta, resa credibile dall’esempio. La lezione di un maestro.
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