VOLLEY CARSOLI, INTERVISTA A MARTINA PETRUCCI: TRA CAMPO, PANCHINA E PASSIONE
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Redazione- Classe 2004, studentessa di Scienze Motorie e con il numero 13 sulle spalle, Martina Petrucci è molto più di una semplice atleta del Volley Carsoli. Nel ruolo di libero ha trovato la sua dimensione ideale, fatta di lucidità, reattività e lettura del gioco, ma la sua storia sportiva è segnata da una versatilità che l’ha vista ricoprire quasi tutte le posizioni in campo. A soli vent’anni, Martina vive una doppia esperienza: quella di giocatrice e quella di allenatrice di Primo Grado, un impegno che richiede equilibrio e maturità.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, le sfide affrontate, l’importanza della formazione universitaria nello sport e il legame profondo con la sua squadra, che per lei da dieci anni rappresenta una vera e propria famiglia. Una chiacchierata che mette in luce non solo la determinazione di un’atleta, ma anche la passione che alimenta ogni allenamento e ogni partita :<<
Hai ricoperto praticamente ogni ruolo in campo: come ti ha arricchito questa versatilità e quale posizione senti più “tua”?
Sì, ho avuto la fortuna di adattarmi a diversi ruoli nel corso degli anni. Questo mi ha permesso di capire meglio le dinamiche di squadra, di mettermi nei panni delle compagne e di sviluppare una visione più completa del gioco. Sento più “mia” la posizione di libero: devo essere sempre lucida, pronta, e avere una lettura anticipata del gioco. Ma ogni ruolo che ho ricoperto mi ha lasciato qualcosa.
Essere giocatrice e allenatrice allo stesso tempo: come vivi questo doppio ruolo e cosa cerchi di trasmettere alle ragazze?
Non è semplice, perché bisogna trovare un equilibrio tra essere parte del gruppo e, allo stesso tempo, un punto di riferimento. Cerco di vivere questo doppio ruolo con grande responsabilità. Alle ragazze voglio trasmettere passione, disciplina e fiducia nei propri mezzi.
Studiare Scienze Motorie ti ha cambiato il modo di vedere lo sport? C’è qualcosa che hai imparato e che applichi in campo o in allenamento?
Assolutamente sì. Studiare Scienze Motorie mi ha fatto capire quanto sia importante la preparazione fisica, specialmente la prevenzione degli infortuni. In allenamento cerco di portare queste conoscenze, di metterle in pratica sia per me che per le mie compagne. Anche il modo in cui comunico è cambiato, è più attento ed efficace.
Qual è la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera pallavolistica finora?
La sfida più grande che ho affrontato finora è stata imparare a gestire le aspettative, sia mie che degli altri. Non sempre è facile restare lucidi nei momenti decisivi, soprattutto quando senti il peso della responsabilità o vuoi dimostrare qualcosa. Ho dovuto lavorare molto su me stessa, imparare a fidarmi delle mie capacità e a trasformare l’ansia in concentrazione. È una sfida che si rinnova ogni volta che entro in campo, ma è anche ciò che mi fa crescere di più.
Cosa significa per te far parte del Volley Carsoli? Cosa rende speciale questa squadra?
Per me il Volley Carsoli è una seconda famiglia. Sono ormai 10 anni che gioco in questa società, e fin da piccola mi sono sempre sentita a casa. Ci conosciamo tutte, chi da più tempo e chi da meno, ci sosteniamo dentro e fuori dal campo. Quello che rende speciale questa squadra è l’unità, la voglia di migliorare insieme e il cuore che mettiamo in ogni partita. Ringrazio tutti per aver sempre creduto in me in tutti questi anni.
Se dovessi descrivere la pallavolo in una sola parola, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei "passione". La pallavolo è molto più di un semplice sport, è impegno quotidiano e sacrificio. Spinge ad andare oltre i propri limiti, a rialzarsi dopo una sconfitta, a gioire insieme alla squadra per ogni punto conquistato. Senza passione non si resiste a tutto questo, ma con la passione ogni fatica ha senso.>>.
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