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INTERVISTA A GIORGIA TARQUINI, DAL MINIVOLLEY ALLA PRIMA SQUADRA: IL CUORE E LA SCIENZA DEL VOLLEY CARSOLI

Giorgia Tarquini Giorgia Tarquini

Redazione- Classe 2002, maglia numero 15, un sorriso che racconta passione e determinazione, Giorgia Tarquini è una delle protagoniste del Volley Carsoli, società in cui è cresciuta fin da bambina. Dopo aver completato il percorso di studi in biotecnologie, Giorgina continua a portare in campo la stessa dedizione che ha applicato sui libri, incarnando al meglio il valore dell’impegno e della costanza. Per lei, il volley non è solo uno sport, ma una seconda famiglia: un luogo dove crescere, insegnare e allo stesso tempo imparare. In questa intervista si racconta tra emozioni, ricordi e obiettivi futuri, con la lucidità della scienziata e la grinta dell’atleta : <<

 

Sei cresciuta nel Volley Carsoli fin da piccolissima: cosa significa per te aver fatto tutta la strada dal minivolley alla prima squadra?

Crescere nel Volley Carsoli è stato come crescere in una seconda famiglia. Ho iniziato a giocare a pallavolo a 11 anni, e da allora ogni allenamento, ogni partita, ogni stagione mi ha insegnato qualcosa di nuovo — non solo sullo sport, ma anche su me stessa. Aver fatto tutto il percorso, dal minivolley fino alla prima squadra, è un traguardo che mi riempie di orgoglio. Ogni fase è stata importante: le prime partite, le emozioni, le sconfitte, le vittorie… tutto ha contribuito a formarmi come atleta e come persona. Dopo tutti questi anni, sento di rappresentare non solo la mia squadra, ma anche tutte le ragazze che stanno iniziando il loro cammino. È bello sapere che il mio percorso può essere d’ispirazione per loro, proprio come lo è stato per me guardare le più grandi quando ero piccola.

Il ruolo di centrale richiede forza, reattività e intelligenza tattica: cosa ti piace di più di questo ruolo?

Quello che trovo davvero stimolante dell’intelligenza tattica nel ruolo di centrale è il dover pensare in fretta e agire ancora più velocemente. Mi piace osservare il gioco, intuire le mosse dell’avversario e scegliere il momento giusto per intervenire. È un ruolo che ti mette alla prova continuamente, perché non basta essere forti fisicamente: serve lucidità, attenzione e la capacità di adattarsi a ogni situazione. E quando riesco a leggere bene l’azione e fare la scelta giusta, è una soddisfazione enorme.

Hai appena concluso gli studi in biotecnologie: come riesci a conciliare la vita da atleta con quella da studentessa?

Conciliare lo studio e la pallavolo non è sempre facile, ma quando qualcosa ti appassiona davvero, il tempo lo trovi La pallavolo è la mia valvola di sfogo, il mio spazio di libertà. Dopo ore sui libri, tornare in palestra mi aiuta a ritrovare energia e motivazione. È un equilibrio che mi ha insegnato a gestire il tempo e le responsabilità, e che mi ha fatto crescere in entrambi gli ambiti.

C’è un momento particolare, una partita o un gesto, che ti ha fatto sentire davvero “intoccabile” in campo?

Non credo di essere mai stata “intoccabile” in campo, e sinceramente non è qualcosa che cerco. Penso che in una squadra ognuna di noi sia fondamentale, ognuna con il proprio ruolo e le proprie qualità. La forza del gruppo sta proprio nel fatto che ci completiamo a vicenda. Quello che posso dire è che ho una buona capacità di leggere il campo avversario e vedere i buchi, e questo torna molto utile quando c’è da mettere la palla a terra. È una soddisfazione quando riesco a trovare lo spazio giusto, ma so che dietro ogni punto c’è sempre il lavoro di tutta la squadra.

 

Qual è il tuo rapporto con le compagne più giovani che oggi iniziano il percorso che tu hai già vissuto?

Le compagne più giovani le vedo un po’ come delle sorelle minori. Mi fa davvero piacere poter essere per loro un punto di riferimento, sia in campo come giocatrice, che fuori come persona. Cerco di trasmettere quello che ho imparato negli anni, con semplicità e disponibilità, perché so quanto sia importante sentirsi accolte e sostenute. Spero di riuscire a lasciare in ognuna di loro qualcosa — un consiglio, un gesto, un esempio — che possa accompagnarle nel loro percorso. Vederle crescere, migliorare e prendere fiducia è una delle cose più belle di questo sport.

Se dovessi descrivere il Volley Carsoli con una metafora scientifica, quale useresti?

Per me il Volley Carsoli è come il corpo umano: ogni giocatrice rappresenta un organo, una funzione vitale. C’è chi dà energia come il cuore, chi mantiene il ritmo come i polmoni, chi guida le scelte tattiche come il cervello. Ma proprio come nel corpo, è solo quando tutte le parti lavorano insieme in modo coordinato che si può andare avanti, reagire, crescere. Senza collaborazione, non c’è vita… e senza squadra, non c’è gioco>>.

Giorgia Tarquini

 

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