ANSIA,COME GESTIRLA
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Redazione-I Disturbi d’Ansia, insieme ai Disturbi dell’Umore sono oggi tra i disturbi mentali più diffusi. La malattia psichica di un familiare, al pari di una grave malattia fisica, è in grado di modificare l’equilibrio dell’intero sistema familiare, generando un clima di confusione e una sensazione di impotenza. La cura dei disturbi ansiosi può richiedere tempi piuttosto lunghi e mettere a dura prova la pazienza non solo del paziente, ma anche di chi lo circonda. Assistere alla sofferenza di chi si ama diventa ancora più frustrante se vi è la sensazione di essere inutili di fronte alla sua malattia, di non poter far nulla per aiutarlo o peggio ancora, di essere causa dell’intensificazione dei suoi sintomi.
Parenti, amici e colleghi sono un’importante risorsa per chi sta attraversando un periodo difficile. Non è necessario essere psicologi o psichiatri per essere d’aiuto ad una persona che soffre d’ansia. Ciò non significa però, che ci si possa sostituire alla professionalità degli esperti: è importante, in caso di sintomi persistenti e marcati, consigliare l’aiuto di un professionista. L’ansia non può purtroppo guarire con un abbraccio o un’uscita con gli amici, ma richiede un intervento professionale. Se la persona che soffre di ansia è d’accordo, un’idea è quella di cercare insieme il professionista più adatto e offrirsi per andare insieme al primo incontro. Molte persone associano i disturbi ansiosi alla figura dello psichiatra, a sua volta associato a persone “fuori di testa”. Psicologo e psicoterapeuta offrono supporto e terapia in questi casi, senza la prescrizione di farmaci. Solo nei casi più gravi e difficilmente gestibili altrimenti, può, in accordo con il paziente, essere richiesto un consulto psichiatrico al fine di prescrivere farmaci.
Anche quando c’è una terapia in corso, l’aiuto delle persone care rimane fondamentale. Se possibile, e se la persona è d’accordo, potete chiedere consiglio al terapeuta su come comportarvi. Egli conosce il suo paziente, sa di cosa ha bisogno e quali sono i modi migliori per supportarlo. In linea di massima valgono alcune considerazioni generali.
1. INFORMARSI: il primo passo per aiutare chi soffre d’ansia è quello di conoscere il problema, capire cosa sia l’ansia e come si manifesti, in modo non solo da potersi immedesimare empaticamente in chi sta soffrendo, ma anche da essere consapevoli delle prospettive di guarigione e dei tempi richiesti. L’ansia è un’entità diagnostica che racchiude al suo interno disturbi di diversa gravità, accomunati da un elevato stato di attivazione fisiologica e ipervigilanza, associati a sintomi come tachicardia, iperventilazione, disturbi gastrici, emicrania, ecc.. I Disturbi d’Ansia rappresentano un vero e proprio disturbo, si tratta di malattie che, come tali, possono essere curate. Non rappresentano un sintomo di debolezza e chi ne soffre non va incolpato per questo!
2. ASCOLTARE: è difficile aiutare una persona quando non sappiamo cosa provi o di cosa abbia bisogno. Chi soffre di ansia ha un forte bisogno di essere capito e rassicurato, ascoltare e permettere di raccontare i propri pensieri e le proprie paure è essenziale in questi casi. Ciò che serve è un ascolto accogliente, non giudicante e comprensivo. Il più delle volte, la persona in preda all’ansia si sente giudicata, è quindi molto importante dimostrare un atteggiamento empatico anche e soprattutto attraverso il linguaggio non verbale (tono della voce, espressione del volto, gesti..). Permettere a chi sta soffrendo di sfogarsi con noi costituisce una preziosa forma di aiuto, ma attenzione a non ottenere l’effetto contrario: se chi ascolta assume una posizione giudicante, sminuendo le sensazioni provate o negandone l’importanza, anche con il linguaggio del corpo, la sensazione di benessere liberatorio che deriva dall’essere ascoltati può trasformarsi a in ulteriore carico di preoccupazione. Il buon ascoltatore dimostra empatia, prova a mettersi nei panni dell’altro, non interrompe continuamente, accoglie le preoccupazioni e fornisce pensieri positivi, senza minimizzare.
3. SUPPORTARE: il paziente ansioso necessita di supporto anche e soprattutto al di fuori delle ore di terapia. Valorizzare anche i più piccoli successi, e valutare i miglioramenti considerando la storia personale del singolo e non ciò che succede alla maggior parte delle persone, può aiutare a vedere il futuro in maniera positiva. Nei periodi di maggiore stress, è consigliabile ridimensionare le aspettative, riducendole e spingendo la persona a considerare l’idea di fare un piccolo passo alla volta, senza aspettarsi che tutto cambi in poco tempo: la sensazione di non farcela, di non poter guarire, deve essere gestita ponendo obiettivi semplici e facilmente raggiungibili. Anche quando non vedete grandi miglioramenti, abbiate pazienza e incoraggiate il vostro familiare o amico affinché continui la terapia e segua i consigli del terapeuta. Ricordate che la terapia richiede tempo, concedetegli tempi e spazi necessari per affrontare il problema, non costringetelo ad affrontare situazioni che costituiscono un’importante fonte d’ansia per lui. In un periodo in cui tutto sembra nero e senza speranza, aiutatelo a vedere il lato positivo di ogni esperienza, per lui potrebbe essere molto difficile notarlo. Via libera all’umorismo, per sdrammatizzare e creare un clima più sereno, senza ovviamente schernire le preoccupazioni o i sentimenti della persona ansiosa. Esempi di interventi adeguati sono: “Fai dei respiri profondi, dopo spiegami cosa hai provato, come ti senti”, “Posso fare qualcosa per farti sentire meglio?”, “So che stai soffrendo molto, ma sono qui per te, insieme ne usciremo”, “Non devi sentirti in colpa, quello che provi è una malattia, si può curare, ti aiuterò io”, “Sei stato molto coraggioso a rivolgerti ad uno specialista, vedrai che ti aiuterà a stare meglio”, “Non mi sono mai sentito così ma provo ad immaginare come ti senti, deve essere molto doloroso, resisti”.
4. MANTENERE L’EQUILIBRIO: Sostenere una persona che ha crisi di ansia, magari attacchi di panico, è una situazione di difficile gestione, che provoca stress, sensazione di inutilità, frustrazione e, a volte, eccessiva preoccupazione! Si è preoccupati per la salute della persona cara, non si riesce a prevedere quanto tempo ci vorrà prima ritrovi la serenità. Essere preoccupati è assolutamente normale in situazioni simili, non sentitevi in colpa se sentite il bisogno di staccare la spina e concedervi momenti di svago, anzi, ricavate spazi per voi e per il vostro benessere: sarete più forti per aiutare il vostro familiare. Vedervi o percepirvi nel panico potrebbe accrescere in lui ansia e sensi di colpa, di sicuro non lo aiuterà. Mantenete la calma e ricordate che si tratta di una malattia, si può guarire!
Errori da evitare
• “Non essere ansioso, impegnati“, “Forza, sii coraggioso, calmati“, “Devi reagire“, “Controllati, stai esagerando“, “Non hai bisogno di spender soldi per andare da uno psicologo, ti devi mettere in testa che devi smetterla di reagire così“. Se l’ansia si potesse eliminare con la sola forza di volontà, al mondo ci sarebbero molte meno persone che soffrono di questo disturbo. Non possiamo decidere di non avere mal di testa, allo stesso modo non possiamo decidere di non provare più ansia. Ed è proprio durante gli stati ansiosi che la volontà tende a paralizzarsi, siamo certi che il paziente ansioso non vede l’ora di stare bene, se bastasse la volontà a guarire, sarebbe il primo ad attivarsi. Rassicuriamolo sul fatto che comprendiamo quanto sia difficile per lui allontanare i pensieri ansiosi e che non c’è motivo di vergognarsi della malattia.
• “Sei solo un po’ preoccupato, cosa vuoi che sia?“, “Ci sono cose ben peggiori al mondo, non sono questi i veri problemi..“, “Cosa dovrebbe dire allora, il mio vicino di casa che ha un tumore, lui e la sua famiglia sì che sono davvero distrutti..mettiti nei loro panni e smettila di compatirti per niente“, “Sei egoista, non pensi a noi che soffriamo a vederti così?“, “Sono solo fantasie, è tutto nella tua testa“, “Non ti manca niente nella vita, non hai motivo di stare così”, ”Non ti sembra di esagerare, non stai morendo“, “Guarda come mi fai sentire, non dormo più perché mi preoccupo per te“. Chi soffre di ansia spesso si sente ridicolo, si vergogna di ciò che prova e dell’incapacità a gestire le sue emozioni, si sente in colpa perché si considera un problema per gli altri. Ricordargli che esistono malattie peggiori è un ottimo modo per aumentare il suo senso di colpa e la sensazione di inadeguatezza. Inoltre, sminuire la malattia psichica, confrontandola con quella fisica ha lo stesso effetto negativo. Piuttosto cerchiamo di comprendere i sintomi, proviamo a rielaborarli e a trasmettere l’idea che non si è in pericolo di vita, pur avendo la sensazione che tutto stia per crollare. Inoltre, sicuramente sa che la sua malattia provoca preoccupazione in chi gli sta vicino, è importante evitare di rimarcare questo punto.
• “Faccio io, riposati“, “Lascia stare, lo farai quando sarai in grado“. Sostituirsi completamente a chi soffre di ansia o sottolineare la sua momentanea perdita di efficienza aumenta la sensazione di inutilità, incrementa il fallimento e porta alla convinzione che davvero non si è più in grado di fare le cose più elementari. Incoraggiare ed enfatizzare i piccoli successi è la strada giusta.(di Eleonora Russo)
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