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VIN BRULE' - LE ANTICHE ORIGINI DEL VINO CALDO SPEZIATO

Una ricetta millenaria, che affonda le sue origini nell'Antica Roma, con il contidumparadoxum,descritto da Apicio nel “De re coquinaria”, un vino dolcificato con abbondante miele,scaldato a più riprese e aromatizzato con pepe, foglie di nardo, zafferano e datteri, generalmente offerto agli ospiti a fine del pasto. Una specialità che ha attraversato secoli di storia, subendo – come sempre accade – modifiche e variazioni a seconda delle epoche e delle zone di diffusione. Anche nel Medioevo si rintraccia una sorta di antenato del vin brulé, l'ipocras, vino arricchito con erbe officinali e solitamente consumato freddo, conosciuto anche come claret piment. La leggenda fa risalire la ricetta a un'antica invenzione di Ippocrate, medico greco del V secolo a.C., ma le prime testimonianze scritte compaiono solo alla fine del Duecento nel volume “Tractatus de modo preparandi et condiendi omnia cibaria”.Una pratica diffusa in tutta Europa, quella di aggiungere spezie al vino, un po' per le loro proprietà nutraceutiche (la cannella, per esempio, è ricca di antiossidanti ed è uno dei più antichi rimedi naturali per combattere raffreddore e influenza), e un po' per coprire il sapore del vino, al tempo di scarsa qualità e spesso rancido a causa delle cattive condizioni di trasporto e conservazione.Per cercare di migliorarne il gusto, gli svedesi inventarono il glögg, vino caldo speziato - originariamente consumato durante i pasti - che nell'Ottocento si arricchisce di un'ulteriore aggiunta alcolica; il cognac. Il glögg così come oggi lo conosciamo prevede, infatti, l'utilizzo di vino rosso, cognac (talvolta sostituito dal rum scuro), zucchero, anice stellato, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, zenzero, noce moscata, arancia, uva passa e mandorle.

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