VIRGILIO MASINI, IL LUMINARE DELL' ODONTOIATRIA, SI METTE A NOSTRA DISPOSIZIONE.
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Ho, ancora una volta il piacere di intervistare, non un qualunque Dentista ma un Professionista che viene anche chiamato da molti altri Studi dentistici per risolvere i casi più difficili ed impegnativi che alcuni non sanno eseguire (perché non di loro competenza) o non sono abituati a fare per loro scelta. Il Dott Masini che non si perde in lunghe presentazioni di sé sui siti o chiacchiere varie, è un Dentista decisamente esecutivo ed è chiamato da altri a risolvere i problemi sul campo, restituendo salute e gioia ai pazienti. Per questo è apprezzato da molti colleghi e pazienti e, il suo modo di lavorare, ha conquistato anche me.<<
Dottor Masini, parliamo di Tecniche ricostruttive e Tecniche riabilitative senza rigenerazione ossea ma con ancoraggi extra mascellari e carico immediato.
Risposta: L’ implantologia, come tutte le discipline mediche, è in continua e rapida evoluzione e quelle che una volta (e per una volta intendo pochi anni fa) erano considerate terapie all’avanguardia, oggi potrebbero essere considerate superate o comunque discutibili.Io mi occupo prevalentemente di atrofie dei mascellari, ovvero di quelle patologie, naturali o iatrogene, che portano alla perdita non solo dei denti, ma anche del supporto osseo indispensabile per poter posizionare i nostri impianti.Mentre nella mandibola questa situazione è abbastanza rara perché una quota ossea sufficiente ad accogliere i nostri impianti rimane praticamente sempre, ben diversa è la situazione del mascellare superiore.Qui a volte non rimane quasi nulla e quindi dobbiamo intervenire.Fino a pochi anni fa l’unica opzione terapeutica era quella di ricostruire il mascellare atrofico tramite tecniche di innesto , andando spesso a prelevare osso da sedi lontane dalla bocca.Dal bacino o addirittura dalla teca cranica, con interventi che mettevano a dura prova l’abilità dell’operatore e- chiedo perdono per il gioco di parole- la pazienza del paziente per vari motivi.Per l’invasività di certi interventi innanzitutto e per le lunghe attese, 5-6 mesi e più, prima di poter realizzare la protesi in grado di riabilitare il paziente e di restituirgli masticazione e sorriso. E questo paziente, sovente di età avanzata, si vedeva costretto a spendere una quota importante della sua residua speranza di vita nell’attesa di questa protesi, vivendo anche l’ansia che i suoi innesti potessero non attecchire. Tra le altre cose questi tipi di intervento non erano e non sono proponibili a pazienti forti fumatori e a diabetici mal controllati.Da qualche anno il nostro approccio terapeutico verso questo tipo di patologia, ovvero le atrofie generalizzate del mascellare superiore, è radicalmente mutato. Abbiamo imparato ad inserire impianti molto lunghi in sedi extramascellari, ovvero negli zigomi e nei processi pterigoidei dello sfenoide, oppure ad usare impianti molto corti nei casi in cui residui una minima quota ossea, senza ricorrere ad innesti e realizzando protesi a carico immediato.Riduciamo al massimo la cosiddetta morbilità dell’intervento senza dover ricorrere a prelievi ossei e realizziamo la protesi in tempi brevissimi, in giornata stessa o nello spazio di pochi giorni, con grandissima soddisfazione dei pazienti che si trovano catapultati da una situazione di estremo disagio ad una condizione in cui possono sorridere, masticare e vivere finalmente appieno la propria vita.Un breve accenno alle cosiddette atrofie localizzate, ovvero di alla perdita solo di pochi elementi dentari associata comunque ad atrofia di quel segmento.In questo caso non possiamo che ricorrere a tecniche di innesto, naturalmente molto meno invasive e spesso realizzate utilizzando osso sintetico o di origine animale, senza dover ricorrere a prelievi ossei.
Raccontaci cosa fai nel tuo Studio di Cerveteri e soprattutto in cosa si differenzia rispetto a quello di Roma?
Risposta: Le differenze in realtà sono poche. Bene o male faccio le stesse cose. A Cerveteri però abbiamo un’ampia sala corsi che utilizziamo per incontri culturali con altri colleghi e dove possiamo fare interventi in “ live surgery“, ovvero in cui i partecipanti possono vedere su schermo l’intervento in diretta.A Roma ho proprio un sala operatoria e la tac che può essere utile anche per controlli intraoperatori. In realtà mi è capitato di utilizzarla durante gli interventi più che altro per la chirurgia degli ottavi inclusi e per gli impianti pterigoidei.
Cosa mangiare dopo un impianto dentale?
Dalle vellutate fino ai formaggi cremosi, molti pazienti si chiedono cosa mangiare dopo l’intervento.
Come mantenere sani i tessuti attorno ad un impianto, così da garantirne la guarigione in maniera veloce?
Risposta: Questa domanda esige un distinguo.Se faccio implantologia senza carico immediato o anche quando tolgo ottavi inclusi o cisti consiglio sempre il giorno dell’intervento di mangiare cibi morbidi e freddi , come un bel gelato consolatorio, ponendo l’attenzione sulla parola “freddi”; e questi cibi freddi vanno associati al ghiaccio da porre sulla parte operata ed alla stazione eretta: sono tutte situazioni che riducono l’afflusso di sangue alla testa e, di conseguenza, il gonfiore postoperatorio, per contrastare il quale spesso utilizzo anche un po’ di cortisone.“Meno si stende e meno si gonfia” sono le parole che uso per istruire il paziente.-Quindi in poltrona e non a letto subito dopo l’intervento, e utilizzo di più cuscini per la notte.Se invece riabilito un paziente con il carico immediato di un’intera arcata, allora, oltre alle succitate regole sempre valide, pongo l’accento anche sul cibo da assumere.Senza arrivare alla cosiddetta dieta semiliquida proposta da alcuni colleghi e che a mio modesto parere sembra un’esagerazione, consiglio comunque di evitare cibi particolarmente duri ( la carne al sangue è l’esempio di riferimento ) almeno per i primi 45-60 giorni dopo l’intervento , ovvero durante il tempo di rimaneggiamento e maturazione ossea attorno agli impianti.Insomma , la nuova dentatura necessita di un periodo di rodaggio prima di poter raggiungere le prestazioni di punta desiderate.Chiudo rispondendo all’ultima domanda postami, quella relativa al mantenimento di questi manufatti protesici e dei tessuti molli che li circondano.La risposta è: igiene attentissima: igiene quotidiana domiciliare e igiene professionale periodica.Nell’immediato postoperatorio oltre agli antibiotici il farmaco di riferimento è la Clorexidina, indiscussa paladina delle nostre gengive da oltre mezzo secolo.In sciacqui, in spray o in gel è un rimedio irrinunciabile.Naturalmente può essere utilizzata solo per brevi periodi perché macchia i nostri denti, macchia la nostra lingua e provoca disgeusia, ovvero alterazione del senso del gusto, sintomo che in questo periodo di Covid potrebbe provocare comprensibile ansia.
Ricordo i contatti del Dott Virgilio Masini:
Via Piave 7
00187 Roma
Tel. 06-8540759
Cell. 373-7890200
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www.odontoiatriadrmasini.it
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