INTERVISTA ALL’ECCELSO CHITARRISTA ANTONIO SCELZI
- Scritto da Dott.ssa Stella Chiavaroli
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Redazione- Abbiamo voluto intervistare il famoso chitarrista abruzzese Antonio Scelzi che il 17 e il 18 ottobre sarà ospite presso l'Accademia dello Spettcaolo SLM di Pineto per illustrare il suo corso d'insegnamento insieme a tutto lo staff coordinato da Silvia Pagni e Loris Cattumar:<<
D1) La chitarra! Uno strumento che da sempre ha fatto la storia della musica e che riempie di sogni gli ascoltatori! Tu, Antonio, chitarrista di grande fama, cosa pensi di questo strumento? Cosa è scattato in te verso questa scelta musicale? Perchè proprio questa passione?
La mia passione per la chitarra nasce in maniera spontanea e genuina, è viscerale: a 12 anni mi è capitato di ascoltare i primi riff e soli di chitarra elettrica nel contesto del classic rock, rimanendone immediatamente affascinato e catturato. Su un piano personale, mi sono sentito “chiamato” da questo strumento, è stato quasi come non avere scelta e non potermi sottrarre all’esigenza di scoprirlo ed andare sempre più a fondo, nutrendo la mia curiosità. Penso che la chitarra (in modo particolare quella elettrica) abbia una moltitudine ed una ricchezza di linguaggi, timbri e stili incredibile, permettendo all’appassionato un’esplorazione continua nella ricerca di uno stile personale.
D2) La tua crescita professionale ed artistica a quale panorama sociale si è affidato?
La prima metà dei miei studi e della mia carriera mi ha visto rilegato nel mio paesino d’origine: Spinazzola, un borgo nel cuore della Puglia, legato a determinate tradizioni e ad una certa mentalità meno globalizzata o omologata all’attualità, conservando i propri standard sociali (il mio aspetto, i miei gusti culturali e musicali mi hanno spesso fatto sentire fuori luogo), ma impartendomi, ad ogni modo, importanti lezioni di vita. Il secondo periodo della mia vita, in questa professione, l’ho trascorso nella realtà di Pescara che, al contrario, è una città in continuo fermento e crescita, spesso attenta alle mode e al cambiamento, in un ambiente più variegato e giovanile che mi ha dato maggiori possibilità d’espressione. Entrambe le realtà, con i loro pregi e difetti, mi hanno dato importanti spunti nel bene o nel male, aiutandomi a capire cosa sia giusto e sbagliato per me. Attualmente continuo a crescere in questo confronto, con un’ulteriore apertura sull’ambiente musicale dell’heavy metal europeo, in cui ho la fortuna di lavorare e frequentare da un paio d’anni.
D3) Quali suggerimenti daresti ai giovani che si avvicinano verso questo senario musicale?
Se intendiamo lo scenario chitarristico (ma anche musicale in generale), il consiglio principale è quello di seguire la propria inclinazione e lasciare non troppo spazio ai compromessi: l’unico modo per far rispettare la propria passione ed il proprio mestiere è essere in primis rispettosi nei confronti di sé stessi, dei propri sacrifici e del tempo impiegato nell’apprendere/esercitare quest’arte, dicendo anche “no” quando non si è pienamente convinti. Saper ascoltare-nutrire le proprie passioni e non piegarsi necessariamente all’opinione altrui crea novità, entusiasmo, qualità e rispetto nello scenario lavorativo, non importa se inizialmente il rischio è quello di essere poco piacenti o impopolari.
D4) Questo genere musicale che ha visto emergere il tuo gramde talento, cosa ha portato alla tua interiorità? E quali relazioni artistiche hanno contribuito ad una formazione individuale, congiunta e sociale?
Mi ha sicuramente donato una maggiore sicurezza, interiore ed esteriore: la realizzazione di un proprio desiderio dopo una serie di sacrifici è appagante, crea maggiore equilibrio interiore e stimoli sempre nuovi, è una sorta di effetto domino fra gli obiettivi personali. Le relazioni artistiche che più hanno contribuito a formarmi, sotto i tre punti di vista da te citati, sono state negli anni quelle con Vultures Vengeance, Stonewall, Orchestra e Big Band del conservatorio L. D’Annunzio, quattro diverse situazioni da cui ed in cui ho appreso tanto, sotto un punto di vista musicale ed umano.
D5) Pensi sia importante una chiatarra a più mani? E se si, perchè?
Se intendi avere l’opportunità di apprendere, ritengo di si: è possibile con l’intelletto, una spiccata sensibilità e creatività essere maestri di sé stessi ed innovare, oltre che imparare, ma avere qualcuno che indirizzi ed indichi la via è molto importante, spesso permette di bruciare tanti traguardi e rinnovare continuamente gli importantissimi stimoli di cui parlavo prima.
D6) Con la tua collaborazione didattica ed artistica nell’accademia dello spettacolo di Pineto, cosa ti senti di trasmettere ai nuovi talenti? Quale didattica metodologica pensi di mettere in atto?
La cosa più importante è trasmettere la passione e la curiosità per lo strumento. Incuriosirsi e chiedersi “Come funziona?”, cercando di volta in volta la risposta fra le proprie mani, è il primo passo per l’apprendimento, il passaggio necessario per la scoperta. Le nozioni, la pratica, il ragionamento, l’esperienza e la professionalità sono tutte conseguenze di questi fattori fondamentali. La cosa a cui farò più affidamento sarà l’esperienza personale (nell’ambito degli studi e lavorativo) combinata al rapporto singolare con l’allievo: nessun docente dovrebbe essere un contenitore passivo di nozioni da versare in un altro contenitore passivo, specie nell’epoca digitale dove qualunque contenuto e qualunque nozione sono facilmente reperibili in qualunque forma (e comodamente da casa). Quel che fa la differenza è il contatto, l’ascolto reciproco e l’intesa. Ancora una volta: il resto è una conseguenza.
D7)Per chi decide di cimentarsi in questa disciplina, che suggerimenti proponi?
Proporrei di fare attenzione nel ritagliarsi del tempo in maniera regolare ed ordinata, perché avere un ordine mentale è fondamentale per un buon apprendimento. Un’altra cosa importantissima è la pazienza, saper rispettare i propri tempi e non pretendere di essere infallibili. Saranno la propria imperfezione e la propria debolezza gli spunti da cui partire per migliorarsi e crescere.
D8) Qual’è il tuo sogno nel cassetto come professionista e come docente?
Vivere in un mondo in cui il mestiere del professionista musicale sia rispettato, specie da parte dei presunti professionisti del settore (non parlo solo della categoria dei musicisti).
D9) quali obiettivi ti prefiggi di raggiungere con i tuoi discenti?
Mi auguro di poter trasmettere l’amore per questo strumento e renderli autonomi nell’apprendimento e nell’esercizio della passione/professione. Il mio desiderio più grande è quello di contribuire a creare delle personalità musicali forti,
