“L’ANGELO DI GIUDA” | IL VOLTO UMANO DEL TRADIMENTO
- Scritto da Federica Grisolia
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Redazione- Nel silenzio che segue un addio o nell’ombra di un gesto che tradisce, la poesia di Gianni Attilio Ferrari trova la sua dimora. “L’angelo di Giuda”, la nuova opera pubblicata nella collana “Altre Frontiere-Britannia” dell’Aletti editore e disponibile anche in e-book, è un atto di coraggio: uno scavo profondo tra le crepe della lealtà umana, dove la parola si spoglia di ogni fregio per farsi verità nuda. «L’idea del libro - confessa l’autore milanese, tecnico in diverse radiologie e medicine nucleari d’Italia - nasce da un esperienza vissuta personalmente: il tradimento dell’amicizia da parte di una persona in cui avevo riposto massima fiducia e beneficato, senza chiedere nulla in cambio». L’opera traccia una linea invisibile che unisce il bacio più celebre della storia, quello di Giuda, agli esempi del nostro presente. Ferrari non si limita a cantare il dolore, ma si fa custode di chi si sente “orfano del distacco”, offrendo una bussola poetica a chi naviga nel vuoto lasciato da chi non c’è più: è una cronaca universale delle ferite aperte. «Non si tratta però di un lamento sterile - scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, editore, poeta e formatore - ma di un viaggio attraverso la consapevolezza, spesso dolorosa, della natura ambigua dell’essere umano».
Figura centrale e mutevole, l’angelo abita queste liriche come una creatura di confine. Ora portatore di una luce che ferisce, ora spettatore muto della rovina, l’angelo rappresenta l’ambiguità dell’uomo: non un demone, ma un essere fragile che, nel tradire, perde la grazia senza pienamente comprenderne il baratro. «Il riferimento è biblico - spiega l’autore -. Il portatore di luce, Lucifero, è il primo che tradisce il suo creatore, massima espressione del tradimento con la ribellione; dopo di lui, il tradimento di Adamo ed Eva con la disobbedienza e, successivamente, nei vangeli, Giuda Iscariota». L’opera varca i confini linguistici con la sua versione inglese, tradotta in collaborazione con SSML Istituto di Alti Studi Linguistici Carlo Bo. Questa apertura internazionale sottolinea la natura corale del messaggio di Ferrari: un dialogo sulla condizione umana che non conosce frontiere e che parla al cuore di chiunque abbia conosciuto l’ombra dell’inganno. «Nel momento in cui avviene un tradimento in tutte le sue declinazioni, l’io del poeta si fonde e condivide l’esperienza con altri soggetti che hanno patito la medesima disillusione». Si tratta, infatti, di una raccolta che induce alla riflessione e che descrive dinamiche antiche e contemporanee, allo stesso tempo, e che portano in ultima analisi alla medesima conclusione. «L’indifferenza - afferma Ferrari - è madre di tutte le deviazioni, terreno fertile per il tradimento di lealtà e amicizia che ai nostri tempi sembrano sbiadite e in preda a un sonno profondo».
