PROTETTORATO SAN GIUSEPPE: CONTRO IL SILENZIO SULLE INFANZIE COLPITE DALLA GUERRE, LA PREGHIERA INTERCULTURALE DIVENTA APPELLO POLITICO PER LA PACE
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“Una iniziativa semplice – dichiara la Presidente del Protettorato Elda Melaragno - per
ricordare che la tutela dell’infanzia, ovunque nel mondo, è una responsabilità collettiva”
Redazione- Non è stato solo un momento di preghiera, ma anche una presa di posizione chiara e necessaria. L’iniziativa promossa dal Protettorato San Giuseppe in occasione della festività di San Giuseppe e dell’Eid al-Fitr – la fine del Ramadan - si è trasformata in un appello pubblico contro l’indifferenza e il silenzio che circondano le infanzie colpite dalle guerre.
Ragazzi e ragazze, famiglie, educatori e rappresentanti di diverse tradizioni religiose si sono riuniti in un gesto concreto di dialogo interculturale che, proprio nella sua semplicità, ha assunto un significato profondamente politico: affermare che la vita dei bambini ha lo stesso valore ovunque, senza eccezioni e senza gerarchie.
“Non esistono bambini di serie A e bambini di serie B – sottolinea il Protettorato San Giuseppe –. Non possiamo accettare che alcune tragedie occupino lo spazio pubblico mentre altre, ben più vaste e sistematiche, vengano rimosse o normalizzate”.
Il riferimento è alla distanza sempre più evidente tra il coinvolgimento mediatico su singole vicende e il silenzio che accompagna la morte quotidiana di migliaia di bambini nei contesti di guerra, in particolare in Palestina e in tutto il Medio Oriente.
“Dire pace oggi significa anche denunciare – prosegue il Protettorato – le guerre e l’assuefazione collettiva alla sofferenza dei più piccoli. Il silenzio non è neutrale: è una forma di colpevole consenso”.
L’incontro ha voluto unire simbolicamente San Giuseppe e l’Eid al-Fitr non solo come gesto di dialogo tra fedi, ma come dichiarazione netta: le religioni, quando si incontrano, possono diventare spazio di resistenza morale contro la disumanizzazione.
Nel raccoglimento condiviso nelle parole e nei silenzi, è emersa con forza una consapevolezza: la pace non è un concetto astratto, ma una responsabilità concreta che chiama in causa istituzioni, informazione e coscienze individuali.
“Difendere l’infanzia significa scegliere da che parte stare – conclude il Protettorato San Giuseppe –
. E oggi stare dalla parte dei bambini vuol dire rifiutare ogni guerra, ogni violenza e ogni narrazione che seleziona quali vite meritano attenzione e quali possono essere dimenticate”.
Un messaggio netto, che dal cuore di Roma si alza come richiesta di responsabilità collettiva e come invito a rompere il silenzio.
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