UOMINI MATURI O MARCI ? | LA POSTA DEL CUORE DI ALESSANDRA HROPICH
- Scritto da Alessandra Hropich
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Redazione- Cara Alessandra,se non ci fosse questa tua rubrica, bisognerebbe inventarla. Mi piace quando rispondi con esempi concreti di vita vissuta in prima persona: sei vicina a noi lettori, autentica, mai astratta. Sei eccezionale.
Vengo a me.
Ho frequentato per tre mesi un uomo di mezza età che si descriveva – e si sentiva – come un maturo per eccellenza.
A letto, diceva lui, era l’esperto: colui che doveva condurre il gioco. Tutte le posizioni “strategiche” le avrebbe volute sperimentare con me perché, parole sue, si sentiva il maestro dell’ arte amatoria.
Nella vita di tutti i giorni, però, era un immaturo cronico.
Non sapeva badare nemmeno a sé stesso, parlava in continuazione delle donne sbagliate o giuste del passato – uno strazio – e io avvertivo una sua profonda incompletezza come uomo.
Mi sembrava un cappotto rotto eternamente da riparare: sai quei vestiti che prometti a te stessa di portare dal sarto e che invece finiscono buttati su una sedia, sempre scuciti, sempre lì, perché in fondo non hai voglia di investirci più nulla?
Insomma: un grande immaturo, incompleto, in perenne attesa di una donna che lo ripari.
Però “maturo” e sporcaccione a letto.
Uomini maturi o solo marci dentro?
Grandi esperti di posizioni erotiche ma incapaci di stare in piedi nella vita: è questa la nuova definizione di maturità maschile?
Se hai qualche caso concreto da raccontarmi, ti prego, fallo. Ho bisogno di capire se capitano solo a me certe mele marce che si spacciano per mature.
Veronica da Casteddu
In molti credono che la mezza età corrisponda automaticamente alla maturità mentale.
Come se il tempo, da solo, potesse fare il lavoro che l’introspezione, il dolore elaborato e la responsabilità personale non hanno mai fatto.
Molti uomini arrivano a quell’età non più saggi, ma consumati da relazioni sbagliate, da scelte mai digerite. Come l’ olio di certe rosticcerie: dopo troppe fritture è ancora lì, sì, ma è scuro, pesante, esausto, da buttare.
Tanti uomini cambiano letti e donne – spesso scaltre e compiacenti – ma non hanno mai conosciuto l’ amore.
Non si diventa uomini maturi collezionando posizioni erotiche, ma imparando a stare nella propria vita senza chiedere a una donna di completarla, ripararla o distrarla.
In giro è fin troppo pieno di rottami che camminano convinti di essere diventati persino maestri di vita.
L’ amore non è il brivido dei primi incontri.
Qualche giorno fa, a conferma di tutto questo, ho incrociato uno sconosciuto su un vagone di un treno: un cinquantenne che, senza alcun invito, ha deciso di raccontarmi la sua autobiografia sentimentale.
«Ho avuto una quindicina di donne serie desiderose di fare famiglia… una barba totale. Ma anche tre o quattro puttane. Le migliori? Le mignotte. In assoluto. Un uomo, qualsiasi uomo, perde la testa per le mignotte. Quelle esperte, quelle che provocano un uomo sperimentando tante posizioni…»
Poi, come certi poliziotti nei film americani, si volta verso di me ed aggiunge a bruciapelo:
«Tu invece, come stai messa sentimentalmente?»
E subito dopo:
«E che lavoro fai?»
Ora, io amo le domande personali quanto un evasore ama le cartelle di Equitalia.
Così ho risposto: «Sono una suora anche se porto abiti civili. Vivo di meditazione. Non conosco gli uomini ma la preghiera e vivo con le offerte dei fedeli.»
Ho risposto così perché avevo ben capito dove volesse arrivare il tipo.
Venivo appena da un corso tenuto da Magistrati, durante il quale si era parlato dell’ importanza del linguaggio: di come le parole possano ferire, colpevolizzare, umiliare una persona (in Tribunale o nella vita) invece di tutelarla.
Avevo ancora nelle orecchie il richiamo alla responsabilità di ciò che si dice, ovunque.
E sentire, pochi minuti dopo, un uomo vantare, con tono da sbruffone, la “mignottaggine” femminile come la massima espressione dell' amore, mi ha colpita come un brutto pugno in faccia.
Non avevo alcuna intenzione di educare un esausto cinquantenne convinto di aver capito tutto della vita né volevo discutere, spiegare, correggere.
Volevo soltanto chiudere, immediatamente una conversazione volgare.
Così ho scelto di rispondere con parole di rispetto, di distanza, di neutralità che segnassero un confine netto.
Quelle poche frasi sulla mia scelta religiosa, lo hanno fatto subito indietreggiare, infatti
è sceso dal treno poco dopo, salutandomi con
un’ aria quasi mortificata (per la figuraccia) e di rispetto.
Certi uomini non sono “mele marce” nel senso banale del termine.
Sono frutti dimenticati, lasciati troppo a lungo in un angolo, convinti che basti cambiare cesto per tornare freschi, ma ormai immangiabili.
Il problema è che chi li prende in mano sperando di farne qualcosa di buono, si ritrova solo l’ odore acre della delusione.
Non contaminano per cattiveria ma per incuria.
Perché non hanno mai fatto manutenzione a sé stessi.
Non è vero che l’amore “si vive solo a venti o trent’anni perché c’è la chimica” e che a cinquanta “è la fine di tutto”, il sesso occasionale non è chimica. È sfogo fisico.
È la voglia di crescere che, in certi uomini, non è mai iniziata.
E quella, purtroppo, non la insegna nessuna posizione erotica e nemmeno la sfacciataggine.
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