METTERE DA PARTE IL MONDO,QUANDO L’AMORE DIVENTA UNA SCELTA CONSAPEVOLE
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Redazione- C’è un’idea romantica, spesso idealizzata, secondo cui amare significhi perdersi. Lasciare andare tutto il resto, sacrificare priorità, ambizioni, parti di sé in nome di un legame totalizzante. Ma mettere da parte il mondo, quando l’amore è autentico e maturo, non ha nulla a che fare con l’annullamento. È, piuttosto, un atto di lucidità. Una scelta che nasce dalla presenza, non dalla dipendenza.
Mettere da parte il mondo non accade all’improvviso. Non è un colpo di testa né un gesto eclatante. È un processo lento, quasi silenzioso. Si manifesta nel modo in cui le urgenze perdono volume, nel fatto che ciò che prima sembrava imprescindibile smette di esserlo. Non perché non conti più, ma perché cambia la gerarchia delle cose. L’amore, quando è reale, non occupa tutto lo spazio: lo riorganizza.
In questo senso, amare è un esercizio di sottrazione. Cadono le aspettative inutili, i ruoli costruiti per essere accettate, le versioni di sé pensate per funzionare meglio nel mondo. Restare significa esporsi. E l’esposizione, soprattutto per una donna, viene spesso confusa con debolezza. In realtà è l’opposto: è una forma di forza quieta. Non quella che resiste a tutto, ma quella che non ha più bisogno di difendersi sempre.
Mettere da parte il mondo non vuol dire isolarsi. Non è chiudere porte, ma scegliere un centro. In un tempo che ci spinge a essere ovunque, a moltiplicarci, a non perdere nessuna occasione, l’amore chiede concentrazione. Presenza. Fedeltà a ciò che conta davvero. È restare non per paura di perdere, ma per desiderio di esserci. È una decisione che si rinnova, non una promessa cieca.
Chi ama così cambia. Non in modo spettacolare, ma profondo. Cambia il modo di ascoltare, di parlare, di stare nel tempo. Si cercano meno conferme e si riconoscono più risonanze. Si smette di riempire i silenzi e si impara ad abitarli. Il tempo, da nemico, diventa spazio condiviso. Non più una corsa, ma un luogo.
Eppure, nessun amore è una garanzia. Mettere da parte il mondo non assicura durata, stabilità, lieto fine. Ed è qui che si misura la verità dell’esperienza. Se l’amore si spezza, se la promessa non regge tutto il futuro che le avevamo affidato, la tentazione è pensare di aver sbagliato. Di aver dato troppo. Di essersi esposte inutilmente. Ma amare fino in fondo non è un errore, anche quando finisce. Perché non tutto ciò che è vero è eterno.
Ciò che resta, quando un amore autentico termina, non è solo dolore. Resta una misura nuova. Una consapevolezza diversa di sé. Non si torna indietro, si torna a sé. Segnate, sì, ma non ferite nel senso della mancanza. Piuttosto, trasformate. Chi ha amato senza sparire sa cosa può lasciare andare e cosa no. Sa che l’essenziale non si possiede, si attraversa.
Mettere da parte il mondo, allora, non è perdersi in qualcuno. È trovarsi abbastanza da poter amare senza scomparire. È una scelta che richiede coraggio, perché espone, rallenta, va controcorrente. Ma è anche una scelta che restituisce integrità. E anche quando si resta sole per un tempo breve o lungo non si resta vuote. Si resta intere.
In questa realtà che ci chiede di essere sempre di più, amare così è un atto radicale. Non aggiunge. Toglie il superfluo. E in quello spazio finalmente libero, qualcosa di vero può accadere.
Poesia di Stella Chiavaroli:
''Mettere da parte il mondo''
Quando ami e metti da parte tutto il resto
non succede di colpo.
È un rallentare continuo,
un alleggerire i giorni.
Non chiudi fuori il mondo,
smetti di rincorrerlo.
Le urgenze imparano a stare zitte.
Le priorità si spostano senza rumore,
come la luce quando cambia stagione.
Resta ciò che non fa scena
ma regge.
Uno sguardo che ti vede intera,
una mano che non stringe,
un tempo che non scappa.
Amare così ti rende vulnerabile.
Cadono le armature delle aspettative,
si consumano i ruoli,
le versioni di te
costruite per essere accettata.
E quando resti esposta
non sei debole:
sei presente.
Mettere da parte tutto il resto
non è isolamento,
è fedeltà.
È scegliere un centro
e tornare lì,
anche quando il mondo
offre mille altrove.
È restare
non per paura di perdere,
ma per desiderio di esserci.
Poi qualcosa cambia.
Te ne accorgi nei gesti piccoli.
Parli meno, ascolti di più.
Non cerchi conferme,
riconosci risonanze.
Il tempo smette di essere una corsa
e diventa uno spazio abitato.
E se l’amore si spezza,
se la promessa non regge
tutto il futuro che le avevi affidato,
non sarà stato un errore.
Perché amare fino in fondo
non garantisce durata,
ma verità.
E da quella verità resti segnata,
non ferita.
Cammini nel mondo
con una calma nuova,
sapendo che non tutto va trattenuto
per essere stato reale.
Perché hai imparato questo:
che mettere da parte il mondo
non è perdersi in qualcuno,
ma trovarsi abbastanza
da poter amare
senza scomparire.
E anche quando torni sola,
non torni indietro.
Torni a te.
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