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TANTI VIP SONO PUTTANIERI. NEGLI OSPEDALI SON TUTTI SANTI ? | LA POSTA DEL CUORE DI ALESSANDRA HROPICH

ALESSANDRA HROPICH ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Gentile dottoressa, ho una figlia con un bel viso e un gran bel corpo, con tutte le cose al posto giusto — dono della natura, immagino, non certo dell’università. In passato le avevano proposto di lavorare nel mondo dello spettacolo, ma io ero molto preoccupata: in quell’ambiente dorato di paillettes e lustrini gira voce che, per lavorare, bisogna andare a letto con qualcuno.
Insomma: l’inferno in diretta TV.
Quando mia figlia ha scelto di diventare infermiera ho tirato un sospiro di sollievo. In ospedale — pensavo — niente talent scout, niente donnaioli, niente puttanieri. Solo gente seria, pulita, che avanza per merito, possibilmente accompagnata da un coro angelico e da una luce divina. Mi sentivo finalmente tranquilla.
Purtroppo, mia figlia aveva lasciato il suo ragazzo storico, con cui doveva sposarsi, per prendersi una “pausa di riflessione” durata quasi due anni. Pausa molto riflessiva, a quanto pare, visto che in quel periodo frequentava medici, primari e professori universitari con incarichi ospedalieri. Io non sapevo nulla, ovviamente, né del fatto che alcuni di questi uomini l’ avessero aiutata molto nella carriera.
Coincidenze, immagino. Il merito che cade dal cielo.
Col tempo ho scoperto che ogni avanzamento professionale, ogni incarico migliore, ogni facilitazione era legata al suo concedersi a qualche superiore. È stata lei stessa ad ammetterlo, spiegando con naturalezza che “in ospedale funziona così” e che “tutti lo sanno”. Il solo pensiero mi fa orrore.
Io che pensavo bastasse il camice per tenere a bada gli ormoni.
Sono venuta a conoscenza di tutto in modo casuale, ascoltando una conversazione animata tra lei e un anziano professore che l’aveva aiutata professionalmente. Al telefono lei gli urlava:
«Mi avevi detto che avresti lasciato tua moglie! Ora che ti sei divertito e mi hai usata, non sono più interessante per te. Da quando ti porti a letto Beatrice, più giovane di me, io non conto più niente. Vecchio malato!»
Una scena di grande eleganza e profondità morale.
Sentire mia figlia parlare così mi ha turbata. Quel maiale l’ha usata: una splendida ragazza che avrebbe potuto fare la modella e che aveva scelto una professione proprio perché diceva di voler stare in un ambiente pulito.
Pulito, sì. Con tanto di lavaggio delle coscienze a fine turno.
Che pulizia può esserci in un luogo dove una mancata modella viene usata da un porco che le fa credere di lasciare la famiglia per lei?
Ora mia figlia è delusa e sfiduciata. Ha ricominciato a vedere il suo ex, che vorrebbe ancora sposarla, ma lei dice di non credere più agli uomini.
Cosa ne pensa lei, dottoressa?
I puttanieri non sono solo i vip? Ora scopro che sono in ogni ambiente!
Katia da Erba



“Alla faccia del bicarbonato di sodio!”
Direbbe qualcuno.
Sua figlia, più che un’ ingenua ferita, sembra una donna piuttosto sveglia e senza scrupoli: scavalca le altre accettando compromessi e, quando il giocattolo si rompe, si dichiara improvvisamente delusa.
Una delusione, però, molto selettiva.
Dice di sentirsi usata dal professore che non l’ ha sposata. Quando arrivavano incarichi, favori, corsie migliori e pacche sulle spalle, quell’uomo non era affatto un “vecchio malato”. Era un mentore. Un luminare. Un benefattore.
La morale, come spesso accade, cambia dopo
l’ ultimo avanzamento.
E lei, signora, mi perdoni, ma sembra vivere in una favola un po’ naïf. Davvero credeva che il mondo dello spettacolo fosse un bordello a cielo aperto e che l’ ospedale fosse una specie di convento laico? Un luogo popolato da uomini casti, fedeli e moralmente puri, resi asessuati dal camice bianco?
Mi colpisce soprattutto il suo stupore, quello di chi scopre all’ improvviso che piove dal cielo, quando realizza che gli uomini non diventano santi automatici dopo una laurea in medicina.
Pensava davvero che il giuramento di Ippocrate servisse anche a sterilizzare desiderio, vanità e testosterone?
E sua figlia non è Cappuccetto Rosso. Non passeggiava ingenua nel bosco. È una donna adulta che ha partecipato consapevolmente a un sistema, traendone vantaggi finché le ha fatto comodo.
Non è stata costretta. Ha scelto scorciatoie. Ha saltato la fila. Ha accettato un patto che esiste ovunque: tu mi dai qualcosa, io ti faccio avanzare.
È lo stesso copione che lei disprezzava nel mondo dello spettacolo. Cambia solo il costume: meno paillettes, più camici. La trama resta identica.
E ora, ciliegina sulla torta, sua figlia dice di non credere più agli uomini.
Interessante.
Ha creduto eccome agli uomini sposati, potenti— finché erano utili.
Non crede invece a quello che voleva sposarla senza chiedere nulla in cambio.
Il mondo non è diviso tra vip puttanieri e medici santi.
È pieno ovunque di opportunisti, illusioni, scambi ambigui e persone convinte di poter controllare il finale della storia.
Sul palco come in corsia. In TV come in ospedale.
Quindi no, Katia: i puttanieri non sono solo i vip.
E sua figlia non è una vittima della società corrotta.
È una persona che ha fatto scelte precise e ora fatica ad accettarne le conseguenze.
Sarebbe il caso, per sua figlia, di voltare pagina e smetterla con il vittimismo.
Lei, invece, la prossima volta che si sentirà tentata di sputare sentenze sul mondo dello spettacolo, ricordi una cosa semplice:
il marcio non sta negli ambienti. Sta nelle persone.



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