IL SILENZIO DI CHI SENTE TROPPO: QUANDO LA FRAGILITÀ È FORZA
- Scritto da Dott.ssa Stella Chiavaroli
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Redazione- Da sempre, alcune persone portano dentro di sé una sensibilità così intensa da trasformare ogni emozione in un’esperienza profonda e complessa. Per loro, il silenzio non è semplice assenza di parole, ma un luogo dove si combatte una battaglia interiore. È il rifugio di chi, spesso, si chiude in se stesso per proteggersi da un mondo che non sempre sa accogliere la delicatezza di un cuore vulnerabile.
Un viaggio iniziato presto
Per molti, l’infanzia è fatta di giochi, risate e spensieratezza. Per chi ha una sensibilità acuta, invece, già da bambini si aprono finestre su un “oltre” che gli altri faticano a vedere. Come chi a undici anni scrive lunghi pensieri, guardando il cielo e trovando conforto tra le nuvole, tra le parole, tra le lacrime. Un conforto che nasce dalla consapevolezza che la realtà può essere spiazzante, e che a volte il peso delle emozioni è difficile da sostenere.
Il peso dell’empatia
L’empatia è una qualità preziosa, ma spesso invisibile agli occhi degli altri. Sentire profondamente ciò che provano gli altri significa a volte portare sulle proprie spalle ferite che non sono direttamente le proprie. Chi vive così si trova spesso a dover bilanciare l’essere sempre presente per gli altri con il bisogno di chiudersi nel silenzio per affrontare il proprio dolore. Questo silenzio non è indifferenza, ma un urlo inascoltato, una voce che lotta per emergere.
La fragilità come forza
Molti potrebbero interpretare la chiusura nel silenzio come una forma di debolezza o distacco, ma per chi la vive è una strategia di sopravvivenza. In un mondo che a volte può essere crudele con chi si mostra vulnerabile, proteggersi è necessario. È proprio in questa fragilità che si nasconde una forza immensa: quella di continuare ad amare, a sentire, a essere profondi, nonostante tutto.
Essere sensibili in un mondo che non sempre capisce
Essere sensibili non significa essere fragili in senso negativo, ma possedere una ricchezza emotiva che dona al mondo bellezza e profondità. Il cuore umano, capace di amore, è anche capace di dolore. Ma è questo stesso cuore che rende possibile la bellezza, la compassione, la connessione autentica con gli altri.
Chi sente troppo, chi si chiude nel silenzio, chi porta dentro la sofferenza degli altri con la propria, merita comprensione e rispetto. Non è un percorso facile, ma è un cammino di grande valore, dove la sensibilità diventa una risorsa preziosa, una forza che illumina anche nei momenti più bui. Accogliere queste anime significa imparare a vedere oltre, a riconoscere il valore della profondità e dell’intensità che portano nel mondo.
Poesia di Stella Chiavaroli
“Nel mio silenzio”
Preoccupati, quando non mi senti.
Non è pace, è peso.
Nel silenzio affronto il buio —
non perché voglio stare sola,
ma perché a volte non c’è altra scelta.
Scrivevo da bambina, a undici anni,
guardavo il cielo e piangevo,
trovavo il “oltre” ovunque
in una nuvola, in un respiro,
nel dolore che non sapevo ancora nominare.
Non giudicare la mia assenza:
ci sono, ma dentro.
Essere sempre per tutti
mi ha lasciato con poco per me.
Nel silenzio, ho un urlo che non sa uscire,
le lacrime scorrono
non per debolezza,
ma perché amo troppo,
mi affeziono in profondità
che fanno male e bellezza insieme.
Conosco l’empatia, sì
non a parole, ma nella carne.
Il dolore degli altri
diventa anche mio,
come se il mio cuore
fosse casa senza porte.
Eppure, chi è sensibile
lo sa:
in certi momenti bisogna chiudersi,
non per fuggire,
ma per sopravvivere
a un mondo che calpesta ciò che non capisce.
Un cuore umano è fatto così:
l’amore lo rende forte,
ma anche fragile.
Ed io… io sono così da sempre.
Non cambierò.
Perché anche nel dolore
vedo ancora il bello,
la profondità,
l’intensità.
E non voglio perderli mai.
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