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DALL’ABRUZZO ALL’HIMALAYA: IL VIAGGIO DI MIRCO E IL SUO BRAVO

Mirco Di Filippo Mirco Di Filippo

Redazione - Tornare a casa dopo un lungo viaggio non significa soltanto rientrare fisicamente. A volte, è come riemergere da un sogno vissuto a occhi aperti. Così è stato per Mirco Di Filippo, che oggi alle 13:30 è rientrato a Villa Petto dopo un’avventura straordinaria durata quasi un anno: un viaggio via terra dall’Abruzzo fino in Nepal, in compagnia del suo inseparabile compagno di strada una Fiat Bravo del 2002.

Non si è trattato di una fuga, ma di una ricerca. Di silenzio, di autenticità, di orizzonti nuovi. La rotta? Balcani, Turchia, Iran, Pakistan. Fino al Nepal, ai piedi dell’Himalaya.

La partenza: un richiamo alla strada

Con lo zaino in spalla e una gran voglia di mettersi in cammino, Mirco ha lasciato Villa Petto all’alba, guidando attraverso l’Europa sud-orientale. Le autostrade italiane e croate hanno presto lasciato spazio alle strade più ruvide della Serbia e della Bulgaria. A Istanbul, l’atmosfera già cambiava: tra bazar affollati e moschee antiche, l’Asia faceva capolino.

In Anatolia, l’inverno ha aggiunto un tocco cinematografico al viaggio. Tempeste di neve, villaggi isolati e mani sconosciute che offrivano tè caldo, senza aspettarsi nulla in cambio.

Iran e Pakistan: tra accoglienza e sfide

L’Iran ha accolto Mirco con una gentilezza disarmante. Persone che aprivano le loro case, condividendo pasti, parole, sorrisi. In Pakistan, il viaggio ha cambiato ritmo: strade sterrate, il caos del traffico, i controlli militari. Eppure, anche lì, l’umanità brillava: bambini curiosi, commercianti ospitali, paesaggi che tolgono il fiato.

Nepal: essenzialità e silenzi

Dopo giorni di guida intensa, l’arrivo in Nepal è stato come entrare in un altro tempo. Lasciata l’auto a Pokhara, Mirco ha proseguito a piedi tra i sentieri dell’Annapurna. Dormiva in tea-house, si svegliava con le montagne sacre davanti agli occhi. È lì che ha ritrovato l’essenza: cibo semplice, accoglienza sincera, silenzi pieni di significato.

A Ghandruk, una donna gli ha cucinato il suo miglior dal bhat. Non c’erano parole, ma bastava lo sguardo.

Il ritorno: un Bravo provato, ma fedele

Il viaggio verso casa non è stato privo di intoppi: in Iran il radiatore si è rotto, in Bulgaria una gomma è esplosa, in Puglia la batteria ha ceduto. Eppure, il Bravo è arrivato. Sporco, malconcio, ma tenace. Come Mirco.

L’arrivo a Villa Petto è stato un abbraccio. Le colline abruzzesi, l’odore della legna bruciata, una grigliata con pochi amici veri. Arrosticini, Montepulciano, risate. Vita vera.

Un bagaglio che non pesa

Souvenir? Pochi. Ma Mirco ha portato con sé molto di più: occhi nuovi, tempo riscoperto, gentilezza ricevuta, forza interiore. E quel vecchio Bravo, polveroso ma vivo, simbolo perfetto di un viaggio che ha lasciato il segno.

“Non è stato un viaggio per vedere, ma per sentire”, racconta. E a sentirlo, sembra che abbia davvero attraversato non solo il mondo, ma anche sé stesso.

Bambino

Ultima modifica ilLunedì, 19 Maggio 2025 07:31

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