- TRE GIORNI - IN SCENA VENERDÌ 7 MARZO 2025 ORE 21 / STAGIONE DI PROSA INDIPENDENTE TEATRO OFF DI AVEZZANO
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Redazione- Dopo il sold out di “Elena, la matta” con Paola Minaccioni, prosegue la stagione di prosa indipendente del Teatro OFF di Avezzano: venerdì 7 marzo alle 21 sarà di scena lo spettacolo “Tre Giorni”, scritto e diretto da Federico Malvaldi, e con Daniele Paoloni, Francesca Astrei, Veronica Rivolta e Luca Carbone
Vincitore del premio SIAD Calcante e del Premio Pubblicazione Silvano Ambrogi, finalista al Premio CENDIC Segesta 2019, al Premio di Drammaturgia del Teatro Stabile di Catania e al Premio Pat - Passi Teatrali per la drammaturgia italiana contemporanea, menzione speciale al bando di nuova drammaturgia Prosit! istituito da Altrove Teatro, lo spettacolo affronta la paura di morire con ironia e irriverenza, sbattendoci in faccia tutto il cinismo della vita, così brava a prenderci in giro.
LA STORIA
Tre giorni. E dopo? Dopo si vedrà.
Rob, un ragazzo malato di cancro alla spina dorsale, non può saperlo. L’operazione ha il 50% di riuscire e il 50% di… beh, avete capito. Tre giorni per fare i conti con sé stessi e con tutti i fantasmi del passato. Per accettare che tutto potrebbe finire entrando in quella maledetta sala operatoria.
Tre giorni per dire l’ultimo ti voglio bene a una madre rimasta sola, o per ricordare le bravate di gioventù insieme al proprio migliore amico. Tre giorni di paure e di incubi, ma anche di sorrisi e momentanee speranze.
Perché proprio a me?
Perché la vita è così: si diverte a fregarti. Ma a volte capita che in mezzo alle fregature accada qualcosa di bello. Una parola, uno sguardo, un gesto: Emanuela. Tre giorni per innamorarsi. E dopo questi tre giorni chissà, si vedrà.
Tre Giorni racconta l’attesa. Quella di una stanza d’ospedale: un luogo senza tempo che ha confini spazio-temporali a sé stanti, contaminati da un realismo magico che mescola tra loro ironia, cinismo, paura e disperazione. L’attesa altera lo scorrere del tempo, lo deforma fino a dilatarlo o a restringerlo. Un secondo diventa un giorno, un giorno diventa una vita. Non è più il tempo esteriore - scandito solo dalle visite dei parenti e dai pasti improponibili dell’ospedale - a scorrere, ma il tempo interiore. Un tempo che non ha regole, confini e che per ognuno di noi è mutevole e differente.
Tre Giorni, in fondo, non parla che di amore e di morte. Della possibilità di provare speranza grazie a uno sguardo che sa di futuro. Ma sperare significa anche affrontare le nostre paure più oscure. Così restiamo lì, vulnerabili e indifesi, ma con la consapevolezza che non si muore mai domani, si muore sempre oggi e allora, oggi, dobbiamo anche vivere.
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