ORICOLA,IL TESORO NASCOSTO
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Oricola-Si vergognava un po' a chiedere al padrone quel poco che gli era dovuto. Ma ne aveva bisogno perché si avvicinava la Festa della Madonna di Mezz’Agosto e almeno quel giorno voleva un po' di carne sulla tavola della famiglia. Così il contadino si fece coraggio e chiese il suo salario al ricco possidente terriero per il quale da anni lavorava. Con un misto di paternalismo e leggero fastidio per la richiesta “questi contadini non stanno mai al posto loro” pensò il padrone, il signorotto, borbottando “aspetta qui che adesso arrivo”, si alzò dalla sedia ed entrò in camera sua. Ne uscì, tenendo in mano una splendente, pesante, luccicante moneta d'oro. Il salario di due mesi di duro lavoro. La offrì al contadino, “tieni” disse. Al che il contadino, girandosela tra le mani, sbottò in una sonora risata. “Sempre a scherzare, sor padrone....” disse il contadino diventando rosso per la confidenza. “Perché ridi?- domandò incuriosito il padrone.- Guarda che è un doblone d'oro, vale più di quello che ti dovevo. Puoi compraci molte cose con questo...” Il contadino, continuando a sorridere come ad intendere “a me non me la fai...” rispose “Ma se fossero soldi buoni quessi sarei ricco sor padrone...” “Che dici, che vuoi dire?...” rispose il possidente sempre più interessato. “Guarda che nel campo dove lavoro, vicino al muretto, quello tutto rotto, vangando, ho dato una bella botta ad una pietra, nascosta nella terra, l'ho sollevata per toglierla di mezzo e sotto ho trovato, un bel po' di queste monete, proprio come queste... uguali … con la stessa capoccia stampata, sor padrò..., che se fossero buone non sarebbero mica in un campo alla portata di tutti ma nelle tasche dei signori, come voi…” E il povero contadino si tormentava il cappellaccio con le mani. Fu il padrone questa volta a ridere a crepapelle e a dire: “Mi hai fregato eh, volevo vedere se conoscevi i soldi... E come se li conosci. A te non la si fa eh? Aspetta, aspetta che adesso ti do la paga, quella “buona”!”. Andò, torno, pagò con monete correnti ed il contadino se ne andò soddisfatto, ringraziando. “Dove hai detto che le hai trovate, quelle monete false?” “Nel campo del muretto, a Civita, all'inizio, sotto la pietra. Le ho lasciate, tanto non valgono niente.... Volete che le butto quando vado domani mattina che nel campo devo ancora fare una maggese?” “No, no, ci penso io …-disse al padrone- grazie non ti preoccupare ci penso io ….” Il padrone prese cavallo, calesse e via al galoppo verso il campo. Come dice il proverbio: L'acqua scorre sempre verso il mare.... Il contadino a Mezz’agosto mangiò carne insieme alla moglie e i quattro figli e ridevano tutti quando il capo famiglia raccontava come avesse fregato il padrone.
da"LA STRADA DI CASA STORIE DA ORICOLA e DAGLI oricolani" di Tullio Lucidi
