L’ABBRACCIO DEL CALVARIO: IL SENSO PROFONDO DELL’ADDIO DI CRISTO
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Redazione- Il Venerdì Santo rappresenta, nel cuore della cristianità, il momento della memoria e del distacco. Questa ricorrenza trae le sue origini dall’ora suprema in cui Gesù esalò l’ultimo respiro, un evento che storicamente si colloca nel quattordicesimo giorno del mese di Nisan. Tale solennità, intrisa di una sacralità austera, ha dato vita alla consuetudine del digiuno, una pratica di privazione diventata poi un pilastro di ogni venerdì dell'anno per i credenti.
Il Percorso della Celebrazione
La funzione religiosa odierna non è una messa tradizionale, ma un rito articolato in tre sequenze distinte: l'ascolto dei testi sacri, l’omaggio solenne al legno della Croce e il momento della distribuzione eucaristica. In questo spazio di preghiera, il popolo di Dio è esortato a volgere lo sguardo verso il supplizio di Cristo. Egli ha scelto di percorrere la strada del sacrificio per portare a termine l’opera di redenzione voluta dal Padre, incarnando la figura dell’agnello sacrificale che monda le colpe dell'umanità.
Il Mistero del Sacrificio Arcano
Come predetto dalle antiche profezie di Isaia, il Messia ha preso su di sé le piaghe e le fatiche di ogni uomo, apparendo agli occhi del mondo come un condannato, mentre in realtà stava operando la guarigione universale. Attraverso questo atto, Gesù ha saldato il debito della ribellione umana non con la forza, ma con la dedizione assoluta. San Paolo ci ricorda questa metamorfosi spirituale: la spoliazione di Colui che era onnipotente è diventata la sorgente della nostra dignità interiore.
La Croce come Faro nelle Tenebre
Sostare dinanzi al simbolo della Passione significa trovare una chiave di lettura per le proprie tribolazioni e i propri lutti. La sofferenza di Cristo getta una luce nuova su ogni interrogativo esistenziale, confermando l'idea che l’amore possiede dinamiche che sfuggono alla logica umana. Il cammino del fedele è dunque un invito a ricalcare le orme di quella spesa totale di sé, fedele fino al termine ultimo.
L’Ultimo Atto: Il Testamento di Giovanni
Il cronista del vangelo descrive una scena di estrema tensione affettiva: sotto il patibolo, tra le lacrime delle donne e la presenza dell’apostolo prediletto, si consuma il legame tra Maria e l'umanità intera. Gesù, in un gesto di premura filiale, affida la Madre al discepolo e il discepolo alla Madre, creando una nuova famiglia spirituale. Poi, dopo aver manifestato la sua sete umana ed essere stato dissetato con una spugna intrisa di aceto, pronuncia le parole definitive: «Tutto è compiuto». In quel momento, ripiegando il volto, Egli esala l’ultimo anelito, riconsegnando il suo spirito all'Eterno.
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