STATI UNITI - DISPERSA BOMBA NUCLEARE 68 ANNI FA, INABISSATA NEL FANGO
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, terminata nell'agosto del 1945 con lo sganciamento delle due bombe atomiche da parte degli Usa sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, i presidenti statunitensi di quel periodo, rimasero affascinati dalla potenza micidiale del nuovo dispositivo bellico, implementando l'apparato nucleare del Paese, soprattutto durante i primi anni della Guerra Fredda, iniziata poco prima degli anni '50.La produzione di bombe nucleari è aumentata sempre di più in vista di eventuali utilizzi, ma una volta è capitato che, in seguito a un pericoloso disguido, l'Aeronautica statunitense ne "smarrisse" una sul proprio territorio.Il 5 febbraio 1958, il colonnello Howard Richardson decollò dalla base aerea di Homestead, Florida, ai comandi di un bombardiere B-47 e si diresse a Nord fino a raggiungere la costa di Savannah, in Georgia. Richardson doveva fingere di essere un bombardiere sovietico a testata nucleare, in un'esercitazione volta a preparare i piloti statunitensi a missioni di intercettazione, che avrebbero dovuto svolgere nel caso in cui la Guerra Fredda si fosse improvvisamente trasformata in un conflitto armato.
Il tenente Clarence Stewart, pilota di un caccia F-86 impegnato nell'esercitazione, eseguì una manovra aggressiva durante l'attacco, avvicinandosi un po' troppo al bombardiere di Richardson. Il caccia colpì l'ala destra del bombardiere, danneggiando un serbatoio e quasi strappando un motore, che rimase inutilizzabile, e costringendo Richardson a lottare per mantenere il controllo del velivolo.Da un'altitudine di 11.500 metri al momento della collisione in volo, il bombardiere precipitò a 6.000 metri prima che Richardson riuscisse a stabilizzare la quota. Il tenente Stewart si lanciò con il paracadute, mentre il colonnello e il suo equipaggio continuarono a volare, perché, sebbene la missione fosse una simulazione, la bomba che trasportavano non lo era. Con a bordo una bomba all'idrogeno Mark 15, cento volte più potente di quella che distrusse Hiroshima, atterrare in sicurezza era una necessità impellente. Tuttavia, i danni subiti dal B-47 erano troppo gravi per consentire un atterraggio normale, quindi, mentre si avvicinava all'aeroporto militare di Hunter, vicino Savannah, il colonnello Richardson prese la decisione di sganciare la bomba nucleare che il suo aereo trasportava nelle acque poco profonde della baia Wassaw Sound, a nord di Tybee Island, in Georgia.
Il colonnello sperava che la bomba sarebbe stata facile da localizzare e recuperare lì, dato che in molte zone l'acqua non superava pochi metri di profondità, ma si sbagliava. Richardson e il suo equipaggio effettuarono un atterraggio sicuro presso l'aeroporto militare di Hunter, mentre la bomba all'idrogeno non venne mai più ritrovata. Il giorno dopo la scomparsa, una task force composta da personale scelto dell'Aeronautica, della Marina e della Guardia Costiera iniziò una frenetica e segreta ricerca della bomba. Inoltre, poiché si credeva che la bomba fosse precipitata in acqua per poi depositarsi a diversi metri di profondità, la ricerca fu condotta da sommozzatori con dispositivi sonar portatili e da imbarcazioni dotate di dragaggio galvanico e cavi di rilevamento sottomarini. Ma fu tutto inutile. Poco più di un mese dopo, le ricerche furono interrotte e la bomba all'idrogeno fu dichiarata "irrimediabilmente perduta" dai funzionari militari. Secondo un ufficiale della Guardia Costiera che partecipò alla missione di recupero, le ricerche si fermarono perché un sottomarino sovietico si intromise nella zona e recuperò la bomba. Tuttavia, questa versione, va ad alimentare la retorica statunitense tipica di quegli anni, dove ogni avvenimento sospetto era imputabile alla minaccia comunista. Una spiegazione più plausibile è che un altro B-47, un mese dopo dallo smarrimento dell'ordigno, sganciò accidentalmente un'altra bomba nucleare vicino Florence, Carolina del Sud.
L'esplosivo di questa seconda bomba detonò all'impatto, dando vita a una nuova operazione di bonifica, più visibile e più urgente del primo incidente.Facciamo un salto di 40 anni. Nel 2001, una valutazione dell'Aeronautica militare, condotta in collaborazione con il Dipartimento dell'Energia e altri enti governativi, concluse che la bomba era probabilmente ancora sepolta sotto uno strato di limo e fango di 4-5 metri sul fondo del Wassaw Sound. Tre anni dopo, il tenente colonnello in pensione dell'Aeronautica, Derek Duke, assieme a un di esperti di radiazioni rilevarono livelli di radioattività da sette a dieci volte superiori alla norma in acque poco profonde a solo un miglio dalla costa. Proprio nell'area di Wassaw Sound. Duke affermò di aver ristretto il campo di indagine a un'area grande all'incirca quanto un campo da calcio. L'aeronautica militare indagò, ma concluse che i valori elevati rilevati erano attribuibili a minerali presenti naturalmente nel fondale marino, e non all'arma termonucleare perduta.Per sgonfiare il caso, l'Aeronautica statunitense ha sempre sostenuto che la Mark 15 fu sganciata senza la sua capsula di plutonio, rendendola di fatto un dispositivo inerte, incapace di detonazione nucleare. Secondo gli alti gerarchi, la bomba non rappresenta una minaccia se lasciata indisturbata, ma qualsiasi tentativo di recupero potrebbe comportare un grave rischio di esplosione. Questa tesi trova adito anche in una lettera del 1966 del Sottosegretario alla Difesa, Jack Howard, declassificata nel 1994, nella quale descriveva la bomba di Tybee Island come un'arma "completa". Howard in seguito ritrattò, dichiarando ai funzionari militari che il suo promemoria era "errato". Nel frattempo, sono passati quasi 70 anni, la Guerra Fredda è finita decenni fa, ma la storia della Mark 15, ancora non convince.
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