LEGGENDE D'ABRUZZO - QUANDO LA GROTTA DEL CAVALLONE DIVENNE LA “PRIGIONE” DELLE FATE DI TARANTA PELIGNA
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Si narra che nel territorio di Taranta Peligna, sembra che alcune fate abruzzesi, abitassero all’interno della Grotta della Figlia di Iorio (così chiamata successivamente da Gabriele D’Annunzio). Esse volavano tutti i giorni sui paesi che sorgevano nel territorio della Majella, dispensando doni e a volte anche dispetti. Guardavano con occhi amorevoli le vite degli esseri umani, guidando spesso le loro azioni attraverso sogni premonitori o fortunose scoperte di preziosi. Accadde però che un giorno, i continui interventi delle fate nella vita degli uomini, irritarono le divinità che regolavano il destino degli stessi. Così, queste, decisero malvagiamente di punirle, chiudendo con una frana, l’ingresso della grotta dove le magiche creature dimoravano con una frana. Secondo la leggenda, solo alcune di loro riuscirono a salvarsi. Ancora oggi, chi entra nella Grotta del Cavallone, può udire il lamento delle fate rinchiuse nell’antro che lentamente si trasforma in un melodioso e struggente canto. Una variante della leggenda, narra che le fate che abitavano in una fenditura della Majella, avrebbero fatto irritare san Martino (patrono del paese di Fara) con continui dispetti. Il santo per far cessare le loro incursioni in paese, chiuse l’ingresso della grotta con dei massi che si staccarono improvvisamente dalla montagna.
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