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LA MUSICA SACRA NEL CARSEOLANO

Musica Sacra Musica Sacra
Redazione- La musica sacra si espleta soprattutto in chiesa, alcune delle quali hanno delle infrastrutture architettoniche specifiche come il coro. Posizionato dietro l’altare maggiore, con o senza leggio, i coretti , situati in alto a destra e sinistra dell’altare maggiore dove si potevano collocare i cantori e l’ambone in pietra (come quelli delle chiese di S. Maria in Cellis e di Rocca di Botte) dal quale, dove posseduto, si poteva an­che srotolare la pergamena di un Exultet: ma l’elemento principale è certamente l’organo. Nel territorio carseolano sono presenti quasi tutti questi elementi, ma anche altri, che testimoniano una indubbia e vivace attività musicale.
Iniziamo dall’ organo.Questo strumento era pressoché presente in tutte le chiese della zona, anche se oggi, quelli di antica costruzione, sono visibili – pur nel loro degrado – nelle sole chiese parrocchiali di Oricola, Colli di Montebove, Tufo e Rocca di Botte, quest’ultimo attualmente in fase di restauro. Nella chiesa di Santa Vittoria di Carsoli, è funzionante un organo moderno. Della presenza dello strumento in quest’ultima chiesa, si ha già notizia nel 1719 quando il clero locale si rivolse al vescovo marsicano affinché sollecitasse i priori delle confraternite del paese a pagare l’organista, ma accolse solo in parte tale richiesta.
All’interno della chiesa di S. Nicola di Bari (già S. Giovanni) di Colli di Montebove, si conserva un pregevole organo, quasi certamente da attribuire a Cesare Catarinozzi di Affile, attivo nel Settecento soprattutto nel Lazio, e sporadicamen­te anche nella Marsica, donato dal Monastero di S. Scolastica di Subiaco.Lorgano di Oricola, invece, è stato costruito da Thomas Vajola nel 1855, forse il costruttore del primo ed unico organo che ha avuto tale chiesa. Questa ipotesi è sut1ragata da una diversa documentazione tutta posteriore al 1855.
 

Negli anni 1904-05, 1’organista è Tullio Ciucci che riceve uno stipendio an­nuo di quindici lire. 

Senza alcun dubbio, il paese di Rocca di Botte, dall’ ottica musicale, è quello più interessante di tutto il carseolano, vuoi perché è il luogo di nascita del com­positore seicentesco Bonifacio Graziani, vuoi perché conserva alcune pagine in pergamena di un prezioso codice di canto poli fonico del quale si parlerà in segui­to, ma anche perché nel 1639 la chiesa parrocchiale di S. Pietro presentava ben due organi. Nella relazione della visita pastorale del vescovo Lorenzo Massimi, infatti, si legge che nella chiesa vi sono “Doi organi uno nuovo et l’altro vecchio”,no Sul cartiglio di questo strumento ancora oggi si legge “C(esare Ca)rarinozzi di Affile [feci t] l’anno” (purtroppo non si specifica).  Le ultime notizie rintracciate per questo strumento sono date da due contributi comunali nel 1922 (200 lire) e nel 1925 (5000 lire, ma anche per riparare il campanile della chiesa). Le ricerche archivistiche espletate, mi hanno permesso rintracciare dei do­cumenti che provano l’esistenza di un organo anche nella chiesa parrocchiale di Montesabinese e di quella di Pereto. Durante la visita pastorale del 1907, lo strumento del primo paese venne citato nella relazione della visita pastorale di quell’anno, e nella successiva il prelato annotò che “la riattazione dell’organo che è quasi tutto guasto si aggira alla lire duemila”. 
Nel 1880, invece, la giunta municipale di Pereto deliberava il pagamento di 25 lire a Francesco Camposanto che aveva effettuato delle riparazioni alla porta dell’ organo della chiesa parrocchiale. 
Gli ‘oggetti’ con i quali la musica sacra si manifesta, oltre agli organi, sono rappresentati anche dai libri corali, la cui presenza nel carseolano è testimoniata almeno fin dal XV scolo. Nell’inventario della preposi tura benedettina di Santa Maria in Cellis, chiesa ancora oggi visibile nel cimitero di Carsoli e risalente al­meno al X secolo, redatto nel 1400 circa, si apprende della presenza di circa venti codici tra cui un “Evangelario coperto d’argento con l’immagine del Crocifisso e del Salvatore, due Messali, le Vite dei Padri, la regola di S. Benedetto, un Innario e diversi Salteri”. (
Come per gli organi, e in mancanza dei salreri di S. Maria in Cellis che forse sono andati perduti, è ancora Rocca di Botte a fare la parte del leone. Da questo paese provengono sette fogli pergamenacei, più la copertina che farebbe ipotizzare un codice abbastanza corposo, contenente musica polifonica della prima metà del Quattrocento che ne fanno il documento musicologico più importante dell’intera Marsica.  La dotazione di libri musicali di questa chiesa era comunque più corposa come risulta dalla visita pastorale del vescovo Massimi del 1639 già utilizzata: “Libri tre Antifònari per messe e vespri, di canto firmo, libri tre di Canto figurato per cantar le messe”; probabilmente i fogli del codice polifonico appena ci­tato dovevano appartenere ad uno di questi, mentre “I pastori, nei giorni di festa, abbandonati il vincastro e la bisaccia, accompagnati dal dolce suono dell’ organo, la fanno risuonare dei loro canti, in un armonioso unisono di voci”.Nel campo della musica religiosa popolare, anche in questo territorio erano in uso le messe cantate in chiesa, i canti durante le processioni.  e i suonatori chiamati ad esibirsi nelle varie festività.
Non mancavano neanche le orazioni, come quelle particolari che si cantavano nella chiesa parrocchiale di Pietrasecca:”Orazioni che si praticano spesso ed è bene a saperle ma chi non potesse ad impararle a memoria legga almeno in questo libretto quando occorre dirle, e can­tarle, sia in Coro in Chiesa, in Refettorio ed in qualunque luogo si trovasse per dirle perciò ho fatto un ristretto di tutte quelle che sono lecite a dirsi in tempe di Novizio e dopo: dunque si prega di ricevere questo libretto e portarlo sempre (…) 
Anche l’iconografia musicale è indice di un certo interesse per la musica da parte di committenti di affreschi e di quadri. Alcune delle chiese di questo territorio conservano affreschi con immagini musicali, alcuni realizzati anche cor perizia organologica non indifferente. Nella chiesa di S. Giorgio di Pereto è conservata l’immagine di un angelo intento a suonare un tamburello con sonagli. Nella chiesa di Pietrasecca, in un ciclo di affreschi tornati casualmente alla luce si intuiscono degli angeli intenti a suonare dei violini. Nella piccola chiesetta di S. Restituta in Oricola, un affresco quattrocentesco conserva degli angeli musicanti impegnati ad accordare un liuto e a suonare un violino. Infine, nella chiesa di S. Giovanni di Pereto si trova un affresco – anch’esso riconducibile al cinquecento – con quattro angeli musicanti, rispettivamente con il violino, un’ arpa con le corde oblique, forse una cetra e un piccolo tamburo con un battente ben elaborato che ne fanno il più importante della zona. 

Nella presente relazione non si parlerà dei compositori perché non rientra nel tema di questi convegni organizzati dall’Associazione Culturale “Arcivelino” quindi, di Bonifacio Graziani (Rocca di Botte, 1604/05 – Marino, 1654), eccellente maestro di cappella e compositore di 24 libri musicali oltre che di un primo Inno a S. Pietro, patrono di Rocca di Botte, rimando a delle mie precedenti pubblicazioni. Ugualmente si rinviano alla specifica bibliografia le informazioni, Raffaele Manari (Carsoli 1887 – Roma, 1933), fondatore dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma, organista e riformatore dell’arte organaria e squisito conferenziere. 233 Di Enrico Penna (Pereto 1914 – Roma 2003), parlerà il prof. Carlo Iannola il cui testo è presente in questa pubblicazione.Queste sommarie notizie che abbiamo date sugli aspetti di musica sacra nel carseolano sono naturalmente tutte da approfondire con ulteriori ricerche e analisi, affinché si possa ottenere un quadro abbastanza esaustivo sull’ argomento.

Ultima modifica ilLunedì, 04 Ottobre 2021 18:58

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