INTERVISTA A DANILO MICHELI AUTORE DEL ROMANZO-CONTRO IL VENTO, CONTRO IL TEMPO - DIARIO DI UN VAGAMONDO-
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Che cosa significa, secondo lei, comunicazione?
Per me la comunicazione è passare sensazioni, emozioni, umori che potranno essere percepiti solo da quell'umanità che è sintonizzata sulla stessa lunghezza d'onda di chi comunica. Così io sono accessibile a quella parte, sperando però di allargare i consensi, presentando la mia visione. Che non è imposta, ci mancherebbe, è solo la mia angolazione per inquadrare questa umanità incompleta, per me. Mi sforzo per essere obiettivo, narrando una realtà che spero sia provvisoria, con margini di miglioramento, e si vede un ottimismo di fondo nel mio modo di agire.
Ci descriva Danilo Micheli scrittore
Non mi reputo uno scrittore, mi sento un testimone di questo tempo e cerco di viverlo più intensamente possibile e comunicarlo.
Quale è stata la sua esperienza di vita più significativa, quella che ha influenzato di più la sua scrittura?
La geografia a scuola, il viaggio, lo spazio, il movimento, la vita espansa come ho scritto. Non ero fatto per una vita statica, un lavoro di routine. Poi crescendo ho visto che non c'era altra soluzione che raggiungere il mio orizzonte per poi proseguire. Quando ho scoperto attraverso i miei diari di viaggio che destavano curiosità, raccontandoli, ho imparato a scriverli, imprimendogli un ritmo, una prosa credo spontanea, affine agli spostamenti, agli avvenimenti intensi che capitano in un vero viaggio. Se posso parlare di influenze, metterei i racconti di avventura in adolescenza, primo fra tutti: I figli del Capitano Grant di G, Verne, poi gli scrittori della "beat generation" il J, Kerouac dei "Vagabondi del Dharma" il realismo magico di Gabriel Garcia Marquez in "Cent'anni di solitudine" e devo dire anche i testi delle canzoni di F. De Andrè.
Qual è la domanda sui suoi testi che non hai mai ricevuto?
Quasi tutti apprezzano il coraggio e l'avventura, ma la vera molla era la profonda curiosità, la conoscenza, l'apprendimento, la dilatazione di coscienza che mi spingeva a viaggiare, che praticamente annullava le due componenti che mi attribuivano. Raramente notano che esiste un fondo di tristezza nella ricerca, una ritirata, una sconfitta alla fine di questo libro>>.
DANILO MICHELI
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