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PRESENTAZIONE DEL NUOVO ROMANZO -AQUILA, LE VETTE DELLO SPIRITO- DELL' AUTRICE MONIKA M.

Copertina Romanzo Copertina Romanzo

Ambientato nell'Abruzzo del 1300, la storia si avvia alla morte di Celestino V, arrivando fino ai giorni del terremoto.

Redazione-Partendo da fonti storiche originali, Monika M, costruisce un thriller storico avvincente! I Templari nascosero, in varie città europee, parte del tesoro riportato dalla Terra Santa, L'Aquila sarebbe una di queste. La narrazione prende il via alla morte del Papa Angelico, Celestino V, protagonisti un manipoli di uomini fedeli al Santo che lotteranno per impedire al successore, Bonifacio VIII, di infangare e cancellare la memoria dell'eremita della Majella. Malachia, giovane professo, redigerà in segreto un tomo che l'oscura epoca rievoca. Unicamente dopo il terremoto del 2009 il manoscritto verrà ritrovato, nella Basilica di Collemaggio, da Bramante. Quali misteri cela da sempre la città di L'Aquila? Questo l'enigma. 


Monika M,  nata e cresciuta a Roma, ha sviluppato, negli anni della sua infanzia, un forte legame con L'Aquila, città natale dei suoi nonni materni. Tale idillio si interrompe poi durante l'adolescenza, colma di nuovi viaggi e terre da esplorare. Dopo il terremoto del 2009 però quel legame riaffiora brutalmente e dolorosamente: i luoghi, custodi di tanti ricordi, erano andati perduti, così come la casa delle vacanze. Da quella fatidica data le visite alla città sono riprese, come parente al capezzale del malato. Proprio durante una di queste ispezioni, passeggiando davanti la facciata di Collemaggio, è nato il romanzo: Aquila, le vette dello Spirito.


Autrice dei romanzi:  Margot,  Fregiate virtù ed inconfessati vizi  e Come un'isola.
Monika M.


INCIPIT

Giunti che fummo in vetta l’anima mia sprofondò in quella solitudine incontaminata che ai miei più intimi pensieri mi ricondusse. Varcai l’ingresso del Santo eremo come forse avrei fatto con la porta stessa dell’inferno. Chinai il capo cercando di celare i miei fanciulleschi peccati sotto il cappuccio di scura lana.Lo stretto cunicolo, scavato nella nuda roccia, che immetteva alle celle a noi destinate, incombeva su di una coscienza  spaventata dal castigo divino che in quel luogo faticavo ad ignorare. La mia andatura stanca era rivelata ad ogni passo che ormai strusciava al suolo ed ero grato a quel cadenzato rintocco di suole che, al pari del batter stesso del mio cuore, mi rivelava  la vita non mi stesse abbandonando. La silente figura del maestro, che mi precedeva, rivelava la sua presenza unicamente per il respiro fattosi affannato a causa dell’impervia via che ivi ci aveva condotti. Percepii la mia inutilità di professo: nulla potevo fare per alleggerire le sofferenze che sapevo esser approdate su quel venerabile uomo alla consegna di una segreta missiva che,  all’Abbazia  Santa Maria di Pietro  Benedettino, gli venne recapitata in gran segreto.Nulla mi era stato rivelato, nessuna spiegazione concessa. Sapevo unicamente che il monastero, a cui appartenevo, non intendeva concedere al mio maestro di interrompere il mio postulato, poiché sotto la sua guida era iniziato. Avvenne così che l’indomani

mattina mi ritrovai in groppa ad un mulo che il suo seguiva.

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