LITE FURIBONDA TRA TRUMP E ZELENSKY NELL'ULTIMO INCONTRO, NUOVI SCENARI
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- "Cedi il Donbass alla Russia o sarai distrutto", avrebbe intimato il presidente americano. Poi la precisazione: "Abbiamo parlato del fronte attuale". La tensione torna alla stelle dopo lo scontro di fine febbraio,Stavolta nessuna mondovisione e nessuna umiliazione pubblica in diretta, semmai a posteriori. Nell'incontro a porte chiuse tra i due leader sarebbero volate imprecazioni, mappe del fronte gettate in aria e un presidente americano che avrebbe ripetuto parola per parola la linea del Cremlino. La ricostruzione che ne hanno fatto i media americani è quella di una "lite furibonda" scandita da accuse, minacce e ultimatum. A livello scenografico un evento molto d'impatto, a livello geopolitico niente di più scontato: l'Ucraina è un aspirante satellite degli Usa, i quali però nel frattempo vogliono appaltare la difesa dell'Europa (e di Kiev) agli Stati Ue.Rientrato da Washington senza gli invocati Tomahawk, il leader ucraino non ha mostrato cedimenti: nessuna "ricompensa" per l'aggressore. "Putin non può essere fermato con le parole: è necessaria la pressione", ha ammonito, richiamando a raccolta i Volenterosi e sollecitando "passi decisivi" da parte di Stati Uniti, Europa, G20 e G7. Per Kiev, le ipotesi di concessioni territoriali non sono che la conferma di un copione ormai noto: prolungare il conflitto, logorare l'Europa, fiaccare la resistenza. "La guerra continua solo perché la Russia non vuole che finisca", ha ribadito Zelensky, accusando il Cremlino di sabotare ogni tentativo di tregua mentre gli attacchi sul terreno non perdono intensità: centrali elettriche e impianti del gas sono di nuovo mirino dei raid russi in diverse regioni, lasciando migliaia di famiglie senza luce e riscaldamento. In una sola settimana, secondo Kiev, oltre 3.270 droni d'attacco, 1.370 bombe aeree guidate e quasi 50 missili di vario tipo hanno colpito l'Ucraina.Dietro la denuncia, la richiesta agli alleati resta la stessa: più difese (soprattutto aeree), maggiore coordinamento e nuove sanzioni al Cremlino.
"Non possiamo dare tutte le nostre armi all'Ucraina. Semplicemente non possiamo farlo", ha tuttavia rimarcato Trump a Fox News, rivendicando di essere stato "molto buono con Zelensky e l'Ucraina", ma di non poter "mettere in pericolo l'America". I resoconti sullo scontro alla Casa Bianca scuotono le cancellerie europee come nello scenario più temuto già ad agosto, alla vigilia del summit in Alaska fra Trump e Putin: una resa negoziata sopra le loro teste, o una spartizione travestita da compromesso.
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