DOPO 200 ANNI CHIUDE IL COLOSSO BASSETTI, LEADER DEL TESSILE NEGLI ANNI 70
- Scritto da Ivan Cicchetti
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Redazione- Dopo quasi due secoli, cessa la produzione nello stabilimento tessile lombardo Bassetti. Un silenzio irreale ha preso il posto del ronzio dei telai. I cancelli dello stabilimento Bassetti di via per Legnano, a Rescaldina, sono stati sigillati con pesanti catene. Una chiusura definitiva, annunciata, che mette il punto a una storia industriale lunga quasi duecento anni e spegne le luci sull’ultimo, grande presidio della tradizione tessile dell’Alto Milanese. Per i circa 70 operai rimasti, il futuro era già stato scritto nei mesi scorsi con il ricollocamento nella sede di Cuggiono, mentre uffici e spaccio aziendale avevano traslocato a Legnano. Un progressivo smantellamento che ha accompagnato l’inevitabile epilogo.Le radici di questa storia affondano a metà dell’Ottocento, quando Carlo Baroncini, cugino del fondatore Giovanni Bassetti, aprì un emporio di biancheria di pregio nel cuore di Milano. Per svincolarsi dai fornitori esterni, avviò proprio a Rescaldina una piccola tessitura a mano, che in breve tempo arrivò a contare oltre cento telai. Era il seme di un’impresa destinata a segnare l’identità non solo di un paese, ma di un intero territorio.Negli anni del boom economico, Bassetti divenne sinonimo di innovazione. Fu un’azienda pioniera, capace di rivoluzionare il mercato con l’introduzione della biancheria “pronta all’uso” e di intuire, tra le prime in Italia, la potenza della pubblicità di massa.
L’inaugurazione del nuovo sito produttivo di Rescaldina, salutato con orgoglio come “lo stabilimento più moderno d’Europa per l’industria più antica del mondo“, rappresentò l’apice di una crescita inarrestabile, consolidando il marchio come leader indiscusso del settore. Ma la favola industriale ha iniziato a scricchiolare a partire dagli anni Ottanta. Un forte indebitamento portò la famiglia a cedere il controllo, prima al gruppo Marzotto e in seguito al Gruppo Zucchi. Intanto, la concorrenza internazionale e le profonde trasformazioni del mercato globale hanno eroso progressivamente il peso industriale dello stabilimento, portando a un inesorabile calo occupazionale e al ridimensionamento delle attività.
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