ATTENZIONE: SIETE NELL'ARCHIVIO STORICO. SCOPRITE LE NOTIZIE DI OGGI SUL NOSTRO NUOVO SITO !

Arrow up
Arrow down

le vostre notizie a portata di web

Log in

THIEL A ROMA - SFORZINI : “SU THIEL LA DESTRA ITALIANA DIMOSTRA SUBALTERNITÀ E PAVIDITÀ CULTURALE: ESPRIME UN PENSIERO DEBOLE. NOI GUARDIAMO CON INTERESSE”

Peter Thiel Peter Thiel

Redazione- «Le reazioni che si stanno leggendo in queste ore sulla presenza di Peter Thiel a Roma dicono molto più sulla debolezza intellettuale della destra italiana che non su Thiel stesso. Una destra portatrice di pensiero debole. Ancora una volta assistiamo allo stesso spettacolo: appena compare un pensiero non addomesticato, una parte della destra reagisce con paura, provincialismo e riflessi di autodifesa spaventata e piagnucolosa. Il punto, però, non è genuflettersi davanti a Thiel né demonizzarlo come un corpo estraneo. Il punto è un altro: capire se la destra italiana abbia ancora la forza intellettuale di confrontarsi con pensieri radicali, scomodi, non addomesticati».

Lo dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale con Vannacci.

«Il Centro Studi Rinascimento Nazionale guarda con attenzione alle riflessioni di Peter Thiel e, ancor più, al suo retroterra culturale. Non perché si debba importare in modo meccanico un paradigma americano, ma perché dentro quella elaborazione si muovono domande reali, che in Europa e in Italia troppi fingono di non vedere: il rapporto tra tecnica e potere, la possibilità di una tirannide dolce costruita in nome del progresso, il rischio che l’intelligenza artificiale venga governata da apparati opachi e sovranazionali, la crisi spirituale dell’Occidente, la dissoluzione dell’uomo in un orizzonte post-umano».

«C’è poi un elemento ulteriore, che molti commentatori italiani non colgono o fingono di non cogliere: Thiel non viene dal semplice mondo della finanza o dell’innovazione tecnologica. Viene da un terreno in cui teologia, filosofia della storia, apocalittica, critica della modernità e lettura del desiderio mimetico si intrecciano. È questo che rende il suo discorso interessante, anche quando non lo si condivide integralmente».

Secondo Sforzini, «la vera miseria del dibattito italiano sta nel fatto che una parte della destra ha smesso di pensare in grande. Appena incontra un pensiero forte, non sa fare altro che oscillare tra due reazioni ugualmente servili: l’adorazione acritica oppure l’esorcismo impaurito. Noi rifiutiamo entrambe».

«Noi non siamo thieliani nè muskiani. Noi siamo Italiani. E proprio per questo riteniamo che alcune questioni poste da Thiel meritino studio serio: la fragilità della democrazia ridotta a procedura; il conflitto tra civiltà organiche e poteri tecnocratici anonimi; il rapporto tra capitalismo globale, controllo algoritmico e sovranità; la necessità di rimettere al centro una visione alta dell’uomo, un nuovo Umanesimo contro ogni deriva transumanista o puramente funzionale. Proprio come nel Rinascimento italiano».

«Naturalmente, questo non significa aderire senza riserve a tutto ciò che Thiel rappresenta. Esistono nel suo pensiero elementi discutibili, e in alcuni casi incompatibili con una visione nazionale, comunitaria e storicamente radicata come la nostra. Ma proprio qui sta la differenza tra chi pensa e chi reagisce: noi selezioniamo, vagliamo, critichiamo, assimiliamo ciò che è fecondo e respingiamo ciò che non lo è. Non siamo una succursale culturale di nessuno».

E ancora: «La pavidità culturale che oggi attraversa una parte della destra italiana nasce da una verità semplice: per anni si è limitata a inseguire slogan e posizionamenti tattici, rinunciando alla costruzione di un vero pensiero politico. Il risultato è che quando compare un dibattito serio — sulla tecnica, sul destino dell’Occidente, sulla crisi dell’uomo moderno — molti reagiscono con imbarazzo o con diffidenza».

Sforzini conclude: «Il Centro Studi Rinascimento Nazionale non teme il confronto con pensieri eterodossi. Lo cerca. Perché una nazione che non studia le idee forti del proprio tempo è una nazione che si consegna inerme alle idee altrui. E oggi, piaccia o no, il nodo tra tecnica, escatologia, potere e destino dell’Occidente è uno dei grandi temi del nostro tempo. Chi lo derubrica a folklore o a provocazione dimostra soltanto di non aver capito nulla della fase storica che stiamo attraversando.

 

Perché una Nazione che smette di interrogarsi sulle grandi idee del proprio tempo finisce inevitabilmente per essere governata dalle idee degli altri».

https://www.rinascimentonazionale.it/

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.