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ROMAGNA IN ALLERTA: 17 BRANCHI DI LUPI AVVISTATI NELL’AREA RIMINESE E LA STERILIZZAZIONE RIMANE UN MIRAGGIO

Lupi Lupi

Redazione-  Negli ultimi mesi l’Appennino riminese è tornato a riecheggiare di ululati. Secondo i censimenti più recenti, sul territorio compreso tra Santarcangelo, Verucchio e Coriano si sono radunati diciassette nuclei familiari di lupi, tra branchi stabili e gruppi in transito. L’espansione di questi animali verso la fascia collinare e persino zone di pianura mette in ginocchio allevatori e preoccupa i residenti dei comuni limitrofi.

Dove si concentrano i branchi

  • Collina occidentale: quattro branchi stanziali, ciascuno composto da sei a nove esemplari, hanno stabilito rifugi permanenti nei boschi tra Poggio Berni e Montebello.
  • Zona sud-est: tre famiglie transitano regolarmente tra Misano e Riccione, spostandosi alla ricerca di prede.
  • Pianura interna: dieci coppie con cuccioli sono state segnalate all’interno di piccoli corridoi boscati, soprattutto nei pressi di coltivazioni e allevamenti.

La presenza di questi predatori ha già causato perdite economiche: numerosi capi di bestiame sono stati ritrovati sbranati, con danni che oscillano tra i 200 e i 700 euro per capo. Molti pastori, esasperati, hanno chiesto interventi immediati per contenere gli attacchi.

Perché la sterilizzazione è utopia

Una delle soluzioni più discusse – la sterilizzazione – viene oggi esclusa per vincoli legislativi e pratici. A livello nazionale e comunitario il lupo è specie protetta: qualsiasi operazione chirurgica su esemplari selvatici richiederebbe procedure complesse, autorizzazioni ministeriali e valutazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). I costi – che includono cattura, anestesia, intervento e monitoraggio – si stimano nell’ordine di migliaia di euro a soggetto, risorse che le amministrazioni locali non possono sostenere su larga scala.

In più, l’efficacia di una sterilizzazione di massa resterebbe incerta: senza un monitoraggio continuo, nuovi branchi provenienti da altre aree dell’Appennino riempirebbero presto il vuoto lasciato. Questo circolo vizioso scoraggia privati e enti locali dal richiedere un piano drastico di controllo demografico.

Una legge targata 1992, confermata da direttive europee successive, vieta interventi diretti sui lupi se non in casi di gravissimo pericolo per la salute pubblica o per specie in via di estinzione da proteggere. Non rientrano in queste fattispecie né allevamenti zootecnici né pascoli recintati male.

Cosa potrebbe cambiare

Alcune Regioni, Romagna compresa, stanno sollecitando il ministero per ottenere deroghe più flessibili. L’ipotesi è rendere più snelli i passaggi burocratici per autorizzare abbattimenti selettivi o interventi di sterilizzazione localizzati, legati a indennizzi per gli agricoltori danneggiati. Per il momento, però, non esiste un disegno di legge concretamente calendarizzato al Parlamento.

Gli enti di tutela ambientale invitano alla prudenza: un controllo troppo aggressivo metterebbe a rischio l’equilibrio dell’intero ecosistema montano. Allo stesso tempo, allevatori e sindaci chiedono tempi rapidi per evitare l’aggravarsi dei danni. Nel mezzo resta il territorio romagnolo, dove da un lato si celebra la ricchezza della biodiversità, dall’altro si vive il timore di trovarsi faccia a faccia con un predatore uscito da un bosco troppo vicino ai paesi.

Fonte: riminitoday.it

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